COMBATTERE IL CALDO CON IL RE DELL’ESTATE

Giulia Zeroni

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L’anguria, o cocomero (Citrullus lanatus), è il re dell’estate, un dono prezioso e gustoso che inebria quando si dà un morso alla sua polpa rossa, succosa e croccante.

E’ un frutto originario del deserto Kalahari, nell’Africa del sud e le prime notizie provengono da alcuni dipinti egiziani risalenti al 3000 a. C. Altra curiosità è che per gli antichi contadini di quella regione era un rito offrire  i cocomeri ai viandanti assetati. Ancora oggi in Egitto si rivela molto prezioso quando scarseggia l’acqua e non è potabile.

Le zone di maggior produzione italiana sono la Puglia, il Lazio, la Campania, la Sicilia e al nord si coltiva in Liguria.

Il cocomero è ricco di acqua e ha un apporto calorico basso. Inoltre contiene quantità significative di fibre e di Sali minerali come Potassio, Calcio, Sodio, Fosforo. Inoltre sono presenti anche la vitamina A, vitamina C e importanti dosi di antiossidanti: carotenoidi e licopene per la protezione della prostata. Alcune ricerche statunitensi hanno rilevato che la sostanza “citrullina” contenuta nella polpa ricorda un principio attivo della famosa “pillola blu”, poiché favorisce il flusso di sangue nei corpi cavernosi.

Grazie all’elevato contenuto di acqua questo frutto ha capacità dissetanti, rinfrescanti, disintossicanti, diuretiche e depurative,  quindi è consigliabile consumarlo lontano dai pasti. Utile anche nelle diete ipocaloriche perché offre un gran senso di pienezza.

Riguardo all’acquisto dell’anguria è difficile stabilire il suo sapore prima dell’apertura, tuttavia si possono seguire delle indicazioni basilari, ad esempio: scegliere un esemplare sodo e pesante. Deve avere una piccola parte giallastra perché sta ad indicare il punto in cui era appoggiato al suolo durante la maturazione, in caso contrario significa che il frutto è stato colto prematuramente. Con le nocche delle dita lo si può battere lievemente, questo gesto emette un suono sordo che ci mostra che è maturo e colmo di acqua. Una volta aperto il cocomero fresco dovrà avere una polpa soda, un colore rosso brillante, senza striature bianche e semi neri o marroni.

A proposito dei semi in alcune regioni dell’Asia e della Cina vengono consumati al naturale o tostati o macinati per la produzione di pane. Da tener presente che essi sono leggermente lassativi. Il consumo  della polpa trova impiego nelle macedonie, nel gelato, si  possono realizzare deliziosi  succhi e sorbetti.

E’ preferibile mantenere il cocomero qualche giorno in frigorifero perché il calore accelera la maturazione e diventa farinoso. Inserirlo in un sacchetto per alimenti per evitare che assorba il sapore degli altri cibi.

Una ricetta veloce, dissetante e refrigerante: Tagliare a dadini l’anguria riporla in una ciotola da portata colorata, aggiungere del succo di limone e delle foglioline di menta glaciale. Servirla ovviamente fredda.  Così il caldo e la sete  svaniranno.

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Questi due aforismi rappresentano benissimo il piacere che si ottiene consumando questo frutto:

“Il vero cocomero meridionale è un dono del Signore, e non va confuso con le cose comuni della terra. E’ eccelso fra i piaceri di questo mondo, re per grazia di Dio, di tutti i frutti della terra. Quando lo si assaggia, si sa qual è il cibo degli angeli” (Mark Twain).

“…e uno desidera morderti, affondando in te la faccia, i capelli, l’anima!…” (Pablo Neruda).

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Giulia Zeroni

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