E’ tempo di… tarassaco

Giulia Zeroni

spring bright meadow with dandelion

Il tarassaco (Taraxacum officinale) è sicuramente il simbolo delle piante selvatiche commestibili, una pianticella campagnola gradevole per il palato e per la salute.


I nomi volgari più comuni sono: dente di leone, radichiella, pisciacane. Mentre dai bambini è meglio conosciuto sotto il nome di soffione, perché i capolini  a fioritura completa si trasformano in una sfera piumosa e al primo soffio di vento si staccano delle piumette che contengono i semi, quindi i bimbi quando li trovano si divertono a soffiarci sopra e a vederli volare.

Questa erbacea vive nelle  praterie e in luoghi incolti. I suoi fiori di colore giallo intenso si aprono con il sole e si chiudono in presenza di nuvole e quando giunge la sera.

Le foglie più giovani si consumano  in insalata, da sole o insieme al altre erbette come crescione, bardana e il tarassaco conferisce loro un leggero gusto amaricante.

La parte più buona e meno conosciuta è la radice che lessata e condita semplicemente con olio di oliva extravergine offre un piatto delizioso. Inoltre in questo periodo, se si trova l’occasione di fare una gita fuori porta, si possono raccogliere, oltre alle foglie di tarassaco, alcuni asparagi selvatici  con cui fare una gustosissima omelette. Oppure una volta lessato si può insaporirlo con aglio, peperoncino, qualche goccia di aceto balsamico, olio, un pizzico di sale e metterlo su una fetta di pane tostato. Consiglio di bere l’acqua di cottura per la sua azione drenante.

Tale pianta è utilizzata tradizionalmente  per facilitare le funzioni di eliminazione urinaria, per  una digestione difficile, flatulenza, gonfiori.  E’ un depurativo, un blando lassativo, utile contro gli acidi urici. Viene impiegato come antiossidante per la presenza di vitamina C e E. Le proprietà nutrizionali sono potenziate pure dalla presenza di vitamina A.

In cosmetica naturale viene impiegato come lozione schiarente per le efelidi.

Per chi vive in città o è impossibilitato a raccogliere, in zone incontaminate, le piante selvatiche, può usufruire dei succhi che sono reperibili in erboristeria o nei negozi specializzati. Oggi si trovano molti succhi biologici di varie piante officinali già spremuti e pronti all’uso, in più senza conservanti e coloranti.

Nel caso, ad esempio, di una cura vegetale tendente a migliorare lo stato del fegato, si ottiene un ottimo sinergismo associando succo di ortica, succo di tarassaco e succo di sedano. I tre succhi sono perfettamente miscelabili.

Le precauzioni d’uso si rivolgono a quei casi in cui la persona presenta un’importante infiammazione addominale,  un’occlusione intestinale, gastrite, ulcera, o se il soggetto assume farmaci come i diuretici.

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Ricordo un proverbio che associo alla delicatezza del soffione. “Le passioni sono come le piante: crescono da piccoli semi.”

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Giulia Zeroni

 

 

 

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