Pieve di San Pietro Gropina, un’esplosione di simbologie e mistero

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Percorrendo la Cassia Vetus arrivando da Arezzo, prima di arrivare a Loro Ciuffenna, in alto a destra appare, come un miraggio, un vetusto edificio con tutto il suo misterioso fascino.


Immersi in un ordinato contesto agricolo tipicamente toscano, ovvero una verdeggiante collina coperta di olivi e querce con incastonato qualche cipresso, vi troverete davanti al caratteristico borgo di Gropina, disseminato di fienili ristrutturati e case coloniche contadine ben curate, oltre alle poche costruzioni che formano il suo centro, che abbraccia la piazza e la pieve.

La meravigliosa Pieve di San Pietro che emerge dal borgo, si presenta con la classica e austera architettura romanica, ed è una delle più antiche, belle e importanti chiese costruite con quello stile.

Citata per la prima volta da Carlo Magno in occasione della sua donazione alla diocesi di Nonantola nel 780 d.C., il nome deriverebbe dalla parola etrusca KRUPINA, cioè popolo, paese.

Gli Etruschi infatti hanno a lungo abitato queste colline alle pendici del Pratomagno, le quali permettevano loro di evitare le inondazioni del fiume Arno e le conseguenti zone paludose con le relative malattie derivanti dalle acque stagnanti. Inoltre questi luoghi erano ricchi di sorgenti d’acqua e difese naturali (burroni, scarpate, strapiombi ecc.).

La piazza dell’abitato coincide con l’entrata alla pieve; qui regna sovrano il silenzio, tutto è in completa simbiosi con i due principali protagonisti del luogo, l’edificio sacro e la natura. La forma della facciata palesa lo stile tipico romanico a tre navate. Appena entrati ci accolgono infatti due file di colonne che dividono le navate.

Nessun dubbio, siamo immersi nel romanico più “D.O.C.”, anche se nel sottosuolo della chiesa, durante gli scavi degli anni Sessanta, sono state ritrovate le fondamenta di altri due edifici, uno di origine longobarda, l’altro di origine paleocristiana.

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Ma percorsi pochi metri dalla porta d’ingresso la nostra attenzione è completamente catturata da un elemento architettonico “fuori dal tempo”. Si tratta di uno straordinario pulpito di fattura longobarda. L’opera toglie letteralmente il fiato a qualsiasi turista che mette piede all’interno, la cui datazione (prima metà del IX secolo) ci è rivelata dallo stesso sculture, sapientemente incisa sulla tavoletta sorretta da San Matteo.

Il pulpito rappresenta un complicatissimo intreccio visivo-simbolico, legato ancora al simbolismo magico-propiziatorio dell’antica religione pagana.

Raro esempio di raffinatezza estetica e cura per il particolare, strutturata come la trama di un sagace libro, trasporta l’osservatore nella dimensione teologica–iconografica del primo cristianesimo, mostrandone i dogmi fondanti, come, la Trinità, la Pentecoste, la Fede.

Sulla facciata è presente un serafino con sei ali e sopra il rosone è visibile una testa in marmo bianco di una donna mai identificata, anche se alcuni studiosi la indicherebbero come Matilde di Canossa.

Le monofore dell’abside e la bifora della facciata sono tutte finestrate in vetro di alabastro, materiale prezioso che con la sua diversità cromatica trasmette all’interno un fantastico gioco di luci.

L’interno ha dodici colonne di pietra (metafora dei dodici apostoli) con superbi capitelli scolpiti, riportanti immagini iconografiche pagane e cristiane dal virtuosismo iconografico sorprendente. Il tetto a capanna è sorretto da travi di legno a capriate. Anche nell’abside, rivolta ad est, sono presenti misteriosi capitelli di difficile interpretazione, distribuiti su due serie di arcate.

Seppur edificio cristiano, qui sono presenti elementi pagani spesso inquietanti e mostruosi, come a suggerire che le antiche religioni fossero il “male” dalle quali si vuole solo fuggire.

Essi sarebbero gli antichi dei che ci osservano dai boschi e i loro volti sarebbero mescolati alle fronde. Un avvertimento per l’uomo cristiano dei pericoli da evitare.

Le simbologie presenti in questa meravigliosa pieve, oltre che gli elementi di maggior interesse del sito, costituiscono motivo di profonda riflessione e sono oggetto ancor ‘oggi di studi e riflessioni.

Il nostro spazio non è sufficiente a saziare la vostra curiosità, ma ci auguriamo che sia stato sufficiente a suscitare in voi la curiosità e l’interesse verso questo sito, affinché non mancate l’occasione di farvi visita, lasciandovi catturare dalla suggestione e mistero del luogo.

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