Federico Grazzini, DJ al top. Dalla Toscana ai migliori club del mondo

Francesca Capaccioli

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Federico Grazzini, classe 1980 è un Dj, produttore di grande talento e forte personalità.


 

È nato a Cortona, dove ogni tanto ritorna, ma lavora regolarmente tra Ibiza, dove vive, ed il resto del mondo. Federico sembra un etrusco nato con quasi tremila anni di ritardo, nel senso che lo è nei tratti somatici,  lo è nel suo parossismo creativo, lo è anche per l’amore che dimostra nei confronti della vita e delle belle cose, proprio come quel gran popolo dell’Etruria, focolaio determinante della Civiltà Romana.

Ecco, io credo che è impossibile scindere da certe energie ancestrali,  noi cortonesi, chianini (e mi ci metto anche io) siamo cresciuti giocando a nascondino nelle Tombe Etrusche che i nostri nonni si ritrovavano dentro agli uliveti e la nostra vita, anche quando non ne siamo coscienti, passa attraverso questo legame, non è mai limitata a noi stessi. Apparteniamo alla storia della nostra terra. E non conta l’importanza del luogo o della città di provenienza, ma il linguaggio che inventiamo per parlarne nel mondo.

La carriera di Federico è cominciata per caso a Cortona quando era bambino (aveva 13 anni), negli studi di Radio Foxes (ha iniziato qui anche Jovanotti). Proprio in quell’occasione, mentre il suo babbo era in riunione in un’altra stanza della radio, Federico solo soletto, nella stanza dei bottoni toccò il suo primo mixer.

Dopo aver trascorso quel che rimaneva della sua infazia e tutta l’adolescenza a smontare, rimontare impianti, inventare e comporre musica, Federico ha suonato e iniziato ufficialmente la sua carriera come DJ al Tuchulcha (noto locale cortonese che porta appunto il nome di un demone etrusco dell’oltretomba) e altri locali della Toscana fino ad arrivare a suonare nei club più trendy di Bologna e Riccione.

Ma è l’incontro con Blade dei Jestofunk, che cambierà radicalmente la sua vita. Infatti stampa e incide il suo primo disco. Da lì in poi, la collaborazione per circa sette anni con Alex Neri Dj e socio del Tenax che diverrà suo mentore e la Tenax Recording etichetta dello storico locale fiorentino, la collaborazione con i Planet Funk con i quali si esibirà per due anni nei tour, suonando le batterie elettroniche.

All’evoluzione artistica di Fede hanno contribuito tenacia e perfezionismo ma vi sono stati anche degli aspetti legati alla casualità e all‘istinto che Federico da buon toscano ha saputo assolutamente riconoscere. L’energia che investe nella vita, nel lavoro, lo porta a suonare in locali come il “Cielo” a New York e il “Womb” a Tokyo, e altri, in giro per il mondo (troppi da scrivere). D’estate oramai da qualche anno è DJ resident all Zoo Project di Ibiza (una delle serate piu caratteristiche che ci sono nell’isola) e nei rinomati club della movida ibizenca come Pacha, Unusual Suspect,Space ecc…


Ho incontrato Federico durante la settimana del Mix Festival a Cortona (qui per la seconda volta) con un nuovo esperimento che ha visto protagonisti in “DJ Set” prima e un “Silent Set” dalle 24:00 in poi, tre nomi e tre diverse personalità dello scenario dance e musicale nostrano, come Ralf icona storica del mondo club, Samuel dei Subsonica che insieme a Grazzini hanno fatto scatenare la piazza con le loro tre differenti performance.

Sei soddisfatto del tuo esperimento?

“Sì, lo sono davvero, è stata una bella emozione. Il motivo del mio ritorno è proprio la particolarità della performance. Il Mix Festival il nome stesso lo dice, deve creare l’incastro tra diverse forme d’arte e diviene un’opportunità per mettersi anche in discussione. Anche l’anno scorso, l’esperienza con l’Orchestra regionale Toscana è stata davvero singolare. Mixare il mondo classico dell’orchestra con quello elettronico della musica da club è stato davvero un progetto unico, almeno per me”.

Quanta magia nella musica, quanti brividi sulla pelle, io posso dirlo ho partecipato ad entrambe le serate.

“Sì, tanta magia, tante belle vibrazioni anche per me che sto dall’altra parte. Del resto il corpo sente e la nostra pelle, per tornare ai tuoi brividi, fa da filtro, è una sorta di amplificatore tra il mondo esterno e interno è uno degli strumenti più affascinanti che ci sono se ci pensi bene”.

Senti Fede, a proposito di vibrazioni come componi la tua musica? Quali suoni ti piacciono?

“Mmmhh…  I suoni che mi pIacciono? Tutto è intorno a noi se ascolti bene.

C’è il suono del vento, quello di una bella giornata, l’eco di un tuono, la musica classica ascoltata in aereo, le voci sulla strada sentite dalla finestra della mia camera, quello del mare, la sirena di una nave, le campane di una Chiesa, la voce di mia nonna, gli animali la notte e tanti altri mille suoni stimolanti, che ti creano un varco magico attraverso il quale esplorare e prendere. Poi ogni momento è buono per comporre, e la partenza deve essere viscerale, spontanea, arrivi solo così ad un risultato che ti piace”.

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E invece quando e come decidi di fare un remix?

“Premetto che mi piace tantissimo fare i remix, sono orgoglioso dei remix tanto quanto delle mie produzioni. Trasformi la musica, ad esempio quella vecchia, in un esperimento sonoro completamente nuovo, così ascoltandolo riaffiora l’emozione primaria, spesso legata ad un momento speciale del passato, ma in realtà stai tutto da un’altra parte. Ho sempre scelto di fare remix su brani che mi piacciono. Se il disco mi piace lo remixo, ovvero se nel disco che sento, vedo un interpretazione mia rispetto a quella che ha dato l’artista all’ originale, lo sento subito ,mentre faccio il primo ascolto ed è una sensazione immediata”.

E che musica hai ascoltato nella tua adolescenza, che parole ti sei messo in testa?

“Domanda difficile perché sono davvero tante le citazioni da fare, ci provo. Steve Wonder -Superstition, Edward Bunker – Come una bestia feroce, Parlamient– Mothership Connection, George Benson –Feel like makin love, Hermann Hess-Siddharta,Talking Heads – Once in a life time, Niccolo Ammaniti -Ti prendo e ti porto via, Donna Summer-I feel love, Jovanotti-Un uomo, Nirvana-Come as you are, Ani Di Franco-Little plastic castle, Thomas Harris-Il Silenzio degli Innocenti, Depeche Mode-Just can’t get enough, Walter Isaacson– Steve Jobs, Casino Royal-Io Rifletto, Bjork-Alarm Call, Keith Richards-Life, The Police-Voices Inside, Roxanne- Message in a Bottle, Mozart-Requiem, Inner City-Good Life, Dire Straits-Sultans of swing, Lucio Dalla –Disperato Erotico Stomp… al volo ti rispondo così con questo mix , potrei continuare ma ti scarico il telefono…”

Hai sempre avuto una passione per le parole e la loro origine, non a caso la tua etichetta discografica si chiama “Ubuntù”… raccontaci perché…

“È un termine che ha tirato fuori Mandela, significa “Io sono perché noi siamo” termine che racchiude il concetto di condivisione, proprio come l’idea della mia etichetta discografica, è la ciliegina sulla torta, il mio biglietto da visita, il riassunto della mia discografia, ci sono tutti i brani che ho suonato nel corso degli anni, una sorta di video teaser. Poi le copertine dei vinili le disegna un mio amico artista, quindi è come se fossero dei quadri , infatti nella parte grafica , non ci saranno scritte, niente info, proprio per valorizzare l’immagine e collezionarla”.

Il vinile più bello che possiedi?

“Una registrazione live di Donna Summer, con la copertina sagomata intorno alla forma dei suoi capelli, e per fortuna tanti altri”.

Il locale più bello dove hai suonato?

“Sicuramente il Womb a Tokyo. Immagina…  Atterro a Tokyo e trovo una città asettica organizzata come una sala ospedaliera, mi aspettavo una pista da ballo glaciale, la prima impressione del resto era stata questa. Poi appena iniziato a suonare mi sono reso conto piano piano di essere davanti al dancefloor più caldo che avevo mai visto… bellissimo!”

E quando non lavori?

“Quando torno in Toscana mi piace stare con la mia famiglia e con i miei amici quelli di sempre , quelli con i quali sono cresciuto, se è periodo raccolgo le olive, oppure vendemmio, insomma le cose che si fanno da noi in campagna, il solito rituale, impossibile esimersi! Guai!!! A Ibiza vado al mare esco, non sto fermo”.

Fede viaggi leggero?

“Dischi, libri e olio toscano, sono necessari. Più che leggero direi che viaggio veloce”.

Usi le tecnologie più sofisticate nel tuo lavoro…

“Sì. La tecnologia è importante ma non basta, nel mio caso ti permette di progettare, produrre, riprodurre , creare la tua visione. Crei una connessione con la pista che solitamente è immersa in un mare di sensazioni generalizzate,date dallo show e che tu la puoi rendere vulnerabile, gli puoi cambiare registro, perchè è tutto nelle tue mani, nella tua testa, nel tuo cuore. Ogni volta è una nuova avventura”.

Una cosa che ti piace fare quando sei in giro?

“Mah, osservare, sono curioso.Mi calo nel vortice sonoro della suburbia”.

Fede, concludi tu questa nostra chiaccherata. Vai random…

“Cerco sempre, nei limiti del possibile, di fare quello che mi piace. Non vado in studio a registrare se non mi sento ispirato, pubblico dischi che mi danno qualche emozione, indipendentemente dal mercato del momento, e mi circondo di persone positive. Ci aggiungi un bicchiere di vino buono ed è la mia ricetta per la bella vita”.

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