Luca Cardelli: la vita, la moda, il visual merchandising

Chiara Poggi

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‘Erano gli anni ’80. La moda era eccesso, stravaganza,eccentricità,spettacolarizzazione. Erano gli anni dei colori esagerati, delle sfilate di Moschino e delle super modelle. Il mio sogno ha avuto inizio qui, in un decennio dorato che ha segnato un’intera epoca’.


 

Per omaggiare la sua carriera nel mondo della moda come visual merchandiser, Luca Cardelli ci spiega la filosofia di vita di un uomo che fa da sempre della capacità di sognare e della determinazione le chiavi del suo successo.

L’energia con la quale affronta la vita di tutti i giorni è esattamente la stessa che profonde tornando indietro nei ricordi, ripercorrendo una vita da subito destinata alla moda, raccontando di quella brezza del destino che l’ha portato da una parte all’altra del mondo, a lavorare per i grandi nomi di fama internazionale.

Luca, quando nasce la tua passione per la moda?

“Nasce durante la mia adolescenza, anche da un radicato legame familiare: mio nonno Aldo era sarto: negli anni ’60, insieme a mia nonna Mercede, è entrato nel mondo del confezionamento. Successivamente i miei nonni hanno aperto il loro negozio di abbigliamento, ‘Aldo Cardelli’, tutt’ora attivo grazie a mio padre e mio fratello, che hanno rilevato l’attività”

Quando e in che modo questa passione si è trasformata in lavoro?

“Subito dopo gli studi superiori ho fatto un corso di visual merchandising a Firenze, diplomandomi con il massimo dei voti. Da ragazzino guardavo le vetrine di Luisa via Roma e sognavo… Erano oniriche, scintillanti, incantevoli, così ‘anglosassoni nel concetto. Ho fatto di tutto per arrivare a conoscere Kyle, un americano molto famoso nel campo del visual, che mi ha introdotto da ‘Luisa’ come suo assistente. Un inizio pieno di energia, circondato da persone stimolanti. Il massimo”.

Sei entrato subito nel mondo delle grandi firme…

“Sì, sono stato chiamato dalla Pop 84, tutti i grandi marchi si affidavano a questa azienda per la produzione dei più famosi jeans esportati in tutto il mondo. Con loro iniziai a fare visual e comunicazione vetrina. Gli anni ’80 segnarono anche il boom economico: tutti volevano fare grandi vetrine. Ho collaborato con Pitti Uomo, Mandarina Duck, Karl Lagerfeld, Gruppo Finanziario Tessile, Errueno, Nando Miglio, Giorgio Pulici, Gruppo Inghirami, La Martina, Agnona di Ermenegildo Zegna… nomi della moda a livello mondiale. Per lavoro ho viaggiato in Quatar, Dubai, Argentina, Shangai, Londra, Parigi, Budapest…”

Non ti occupi solo di visual merchandising, vero?

“Collaboro anche con studi di architetti, facendo progettazione di interni per la comunicazione di eventi, shooting fotografici per comunicazione di vendita. Sono anche stylist, come vesto un manichino vesto modelli e modelle in carne ed ossa”. 

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Cos’è per te la moda?

“Un sogno, un racconto, dal quale tutti i giorni prendo ispirazione tramite la musica, che mi fa rilassare e sognare. L’amore per la musica classica l’ho ereditato dal nonno che amava l’Opera. Pavarotti… La musica mi apre la fantasia dandomi una forte ispirazione, facendomi entrare in dei mondi che altrimenti non riuscirei ad aprire. Mi Cambia l’umore. Mi aiuta ad armonizzare, a vedere la bellezza”. 

Raccontaci un bel momento legato alla tua professione. 

“Mi viene in mente Firenze Sogna. Era il 1990 e la moda era fatta di grandi nomi, ma era ancora spensierata e colorata… E non c’era il divismo attuale. Valentino, Gianni Versace e Gianfranco Ferrè per la prima volta si riunirono insieme, nel piazzale degli Uffizi, in una serata memorabile. Sfilarono super modelle Come Naomi e Marpessa, che ancora oggi sono icone indelebili nell’immaginario di tutto il mondo. Tra gli ospiti Roberto Benigni, Carla Fracci, Anna Oxa, Dee Dee Bridgewater…” 

E poi recentemente con chi hai avuto modo di lavorare?

“Ho collaborato con la stilista di Ken Scott Susan Nevelsson, purtroppo recentemente scomparsa, facendo da stylist per la mostra ‘Donne protagoniste nel Novecento, al museo della moda e del costume all’interno di Palazzo Pitti”.

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Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere questo lavoro?

“Lo consiglio a chiunque ha un’energia da trasmettere in modo positivo. Gli direi di intraprenderlo con serenità perché è un bellissimo lavoro che dà la possibilità di girare il mondo. Studiare, perseverare. Perché non è solo estro questo lavoro, è anche un lavoro di concetto, marketing, di pubbliche relazioni”.

Qual è il tuo sogno per il futuro?

“Vivrò sempre in un sogno perché non mi accontento mai, non mi sento mai appagato e questa è la mia croce e delizia. Mi sento ancora un ragazzo dentro, perché amo giocare con la vita: non mi piace tutto quello che è troppo didattico, troppo istituzionale. Sono un creativo del resto!”

Una città dove ti piacerebbe lavorare? E perché?

“New York, perché c’è energia. C’è tutto quello che desidero nella Grande Mela”.

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Chiara Poggi