Io, Roberto e la Toscana. Intervista a Eva Cavalli

Francesca Capaccioli

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Raggiungo Eva Cavalli nel suo podere fiorentino che domina la città. È quasi ora di pranzo. Cammino nel viale del giardino all’italiana: intorno a me rose, lecci, siepi scolpite. Obama, il labrador color nocciola, corre festoso. È il primo della famiglia che mi accoglie.

Apre il portone una domestica sudamericana. Anche lei sorride, e mi fa strada. Attraverso saloni, marmi, sculture, pappagalli, piante tropicali, finché un dipinto di Schnabel attira la mia attenzione. Eva è più avanti, mi saluta, mi accoglie versandomi subito un po’ di champagne, che scopro essere il preferito da entrambe. Iniziamo bene.

È bellissima, senza trucco, senza gioielli. Indossa una camicia di jeans chiaro e un pantalone maculato. Le scarpe sono di velluto blu. Tutto rigorosamente Cavalli.

Ci sediamo sul divano zebrato davanti al tavolo basso enorme, colmo di sfere di vetro e oggetti d’arte, e iniziamo la nostra chiacchierata. Per un attimo dimentico di essere a Firenze. Latmosfera è quella del “Cavalli Cafe”: potremmo essere a Dubai, Hong Kong, ma la cupola del Brunelleschi che s’intravede dalla grande vetrata ci ricorda bene dove siamo…

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Eva, prima di ogni altra domanda vorrei che mi raccontassi come vi siete conosciuti tu e Roberto.

“Del nostro primo incontro mi ricordo i suoi occhi verdi che mi seguivano in ogni mio spostamento, mi davano “confidence”. Io partecipavo a Miss Universo e Roberto era nella giuria… Dopo tanti sguardi ci siamo parlati ad una cena ufficiale del concorso e mi ha chiesto il numero di telefono, anche se lo aveva chiesto a tutte le altre miss. Poi sono venuta a trovare Roberto in Toscana nell’estate del ’77 con la mia “Deux Chevaux” e non sono più ripartita…”

Ti trovi bene a Firenze ?

“Io provengo da un paese come l’Austria dove tutto è molto ordinato, equilibrato. Da ragazza, studiando latino, ero influenzata dalla storia romana e dallarte rinascimentale. Quando sono venuta a vivere a Firenze sono stata totalmente investita dalla vostra cultura ed è stato uno shock forte, intenso. A volte mi sembra di amare questa terra più di tanti altri toscani, mi trovo molto bene!”

Vivi e lavori con Roberto Cavalli, come si fa ?

“E’ difficile spiegarlo… Questo lavoro diventa la tua vita a tutti gli effetti in modo naturale. Roberto è vulcanico, accentratore, istintivo, io sono più riflessiva, concretizzo. Noi due – come dire – ci intrecciamo, ci scambiamo: è come una danza . Il mio soprannome comunque è Duracell e con questo ti ho detto tutto”.

Dove ricerchi l’ispirazione, l’idea ?

Viaggio molto, quindi vivo sempre atmosfere nuove che sono fondamentali per nutrire la mente.  Poi c’è la musica, il cinema, l’arte. La cultura, in generale, è creatività è contenuto”.

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E la donna Cavalli com’è ?

“Non ho icone in mente. La donna Cavalli è una donna libera, selvaggia, “gipsy”, che muta nel tempo, mai la stessa, con le sue visioni sempre cangianti, sempre diverse. Non è una donna easy, crede in un’estetica culturale vestendosi per se stessa e non per piacere per forza agli uomini, come fanno tante donne oggi. La troppa bellezza non mi interessa, mi piacciono le cose un po’ sbagliate”.

Il tuo stile è rigoroso e senza fronzoli, riflette te stessa?

“Vestirsi è un modo per esprimersi, riflette sicuramente quello che siamo ma è anche un gioco e un travestimento che mi diverte molto, la semplicità però in me funziona meglio“.

Qual è l’abito che più ti corrisponde?

Lo smoking. Ne ho tanti, di tanti tessuti e di tanti colori”.

Cosa fai quando non lavori?

“In realtà lavoro sempre, è difficile che abbia problemi di noia. Solitamente trascorro il mio tempo libero qui in campagna con la mia famiglia, tra figli e nipoti”.

Fai la nonna?

“Sì, e con grande felicità. Ogni volta che vengono i miei nipoti scendo sempre a compromessi, non resisto, mi divertono tanto e mi danno una grande gioia”.

Qual è il posto di Firenze che senti più tuo?

“Una cosa che amo di questa città sono le stradine piene di botteghe. Ci sono artigiani che ci invidiano tutti, e questa antica tradizione artistica è la nostra ricchezza e io cerco di portarla nel mondo sempre. Amo tutta Firenze, ma Borgo Santo Spirito è una delle mie zone preferite proprio perché trovi il restauratore, il corniciaio, l antiquario… se invece vuoi godere della vista sulla città c’è un posto dove spesso vado a prendere un aperitivo che si chiama Forte Belvedere ed è perfetto per quel momento”.

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Se Eva non fosse stata Eva Cavalli cosa sarebbe oggi?

“Non lo so. Forse sarei diventata un architetto o forse avrei aperto un ristorante, mi piaceva decorare i piatti”.

Sei contenta della tua vita?

“Sì, lo sono. Sono fortunata, più vado in giro e più me ne accorgo e poi sono ottimista per natura, penso che il meglio debba sempre venire”.

Che nuove idee hai in testa in questo momento?

“Da qualche tempo mi sto dedicando ad un nuovo progetto nel design e anche riguardo alla preparazione delle tavole. Sono abituata a ricevere tanti amici, tanti ospiti per lavoro e trovo divertente cambiare ogni volta apparecchiatura, ogni settimana qui da noi c’è una cena, faccio realizzare tovaglie in base allo stile che decido, con dei tessuti che ho usato in collezione, realizzo oggetti, amo ricevere e far star bene le persone intorno a me. Curo anche il menu: decido i piatti in base agli ingredienti di stagione”.

Sai che I Greci dicevano che la più grande civiltà di un popolo è l’accoglienza?

“In effetti è un’eredità culturale anche questa…  questi classici sono di una modernità assoluta!”


Anna, la domestica sudamericana ci serve il pranzo. Eva ha fatto preparare una pasta alle verdure raccolte dall’orto di casa, stappa il Chianti riserva “Tenuta degli Dei” che produce con orgoglio nel Chianti fiorentino… sorride e brinda con me dicendomi: “Vedi, questi Greci avevano previsto tutto!”

PH: Gianmarco Chieregato

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