Dagli Etruschi al Granducato

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“Nessuno ci vuole bene (e a dirla fra noi non ce ne importa nulla). E se è vero che nessuno ci disprezza (non essendo ancora nato, e forse non nascerà mai, l’uomo che possa disprezzare i toscani), è pur vero che tutti ci hanno in sospetto. Forse perché non si sentono compagni a noi (compagno, in lingua toscana, vuol dire eguale). O forse perché, dove e quando gli altri piangono, noi ridiamo, e dove gli altri ridono, noi stiamo a guardarli ridere, senza batter ciglio, in silenzio: finché il riso gela sulle loro labbra”.

Così esordisce Curzio Malaparte nei “Maledetti toscani”. Ostile per antonomasia a chiunque non sia nato nella sua terra, a causa del suo smisurato orgoglio territoriale, campione indiscusso della toscanità e dei suoi significati più profondi e molteplici.

Tuttavia, nell’esagerato integralismo dello scrittore pratese, si possono cogliere spunti importanti per indagare sul significato di toscanità.

In generale i toscani non sono allegri, sono ironici, è diverso

Da ciò consegue che un toscano potrà rinunciare a tutto tranne che a una battuta, e più questa battuta è “pungente”, o ironica, meglio è.

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Possiamo anche dire che il loro maggior pregio (e difetto) sia quello di non prendere nulla sul serio, neanche loro stessi.

Se a ciò aggiungiamo che normalmente il Toscano D.O.C. è abbastanza campanilista, tutto ciò fa assumere un atteggiamento che può apparire di superiorità. Sempre Malaparte scrive: “E non già perché noi toscani siamo migliori o peggiori degli altri … ben sapendo quanto sia cosa facile, e senza gloria, essere migliore o peggiore di un altro”.

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Certamente è nella storia di questa terra e nella morfologia del territorio, costituito da strette e lunghi valli, divise da montagne a volte aspre, a fare da confine, che si può trovare risposta a quell’istintivo desiderio di diversità, d’unicità, d’indipendenza.

Se le più antiche tracce del suo popolamento umano risalgono al Paleolitico e l’inizio del suo periodo storico al II millennio a.C. , è al VIII secolo a.C. che risalgono le prime testimonianze di un popolo misterioso e straordinario, dalle origini tutt’ora sconosciute: gli Etruschi. Da qui il nome Etruria (Tuscia per i romani), poi in seguito divenuto Toscana.

II livello di civiltà raggiunto da questo grande popolo è testimoniato dagli eccezionali reperti archeologici, sparsi in un territorio vastissimo e ritrovati nelle tombe – di ogni tipo e dimensione – e nelle necropoli.

Già all’epoca gli abitanti della Toscana si distinguevano dagli altri popoli del Mediterraneo sia per la loro scrittura, ancor’oggi indecifrabile, che per usi e costumi, come le similitudini esistenti tra i diritti degli uomini e delle donne, fatto assolutamente inconsueto per il tempo.

Nel IV secolo a. C. gli Etruschi furono sconfitti dalla potente Roma, a cui tuttavia va reso il merito di aver fondato diverse città Toscane, tra cui la divina “Florentia”.

Dopo la caduta dell’impero romano, la Toscana subì la dominazione ostrogota e bizantina, per poi divenire ducato, sotto l’egemonia longobarda.

Nonostante il grigiore medievale, in cui questi luoghi semi abbandonati divengono meta quasi esclusiva di eremiti, pievi e abbazie, ancora oggi possiamo ammirare, come in pochi altri luoghi al mondo, gli straordinari lasciti monumentali di quell’epoca. Segue al Medioevo un’era di straordinaria e florida ricchezza d’importanza strategica: il Rinascimento. Da questo periodo ha preso spunto, e si è generato, l’intero sistema economico, politico, artistico, culturale e finanziario della civiltà d’occidente.

Inevitabile conseguenza di tanto splendore fu la nascita di uno stato sovrano, che garantirà a questa terra tre secoli d’indipendenza: il Granducato di Toscana.

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Il Granducato fu istituito il 27 agosto 1569, quando Cosimo dei Medici ricevette il titolo di granduca di Toscana da papa Pio V. Per quasi due secoli la dinastia medicea ha retto le sue sorti, ovvero fino a quando la Toscana – priva di un erede legittimo – fu concessa a Francesco III Stefano duca di Lorena (consorte di Maria Teresa, arciduchessa d’Austria).

Tra i molti primati stabiliti nel regno del Granducato, vogliamo ricordarne uno (per un senso di civiltà e di modernità culturale), che dimostra ancora una volta l’avanguardismo del popolo toscano. Il 30 novembre 1786 la Toscana divenne il primo stato al mondo ad abolire la tortura e la pena di morte.

La Toscana perderà definitivamente la sua indipendenza il 18 marzo del 1860 a Torino, quando venne emanato il decreto di annessione all’Italia unita. Ma anche in questo caso vi fu un ulteriore atto distintivo di questo popolo, che nelle votazioni plebiscitarie ottenne il maggior numero di voti contrari all’annessione rispetto a tutti gli altri stati partecipanti.

Probabilmente il carattere toscano trova origine nel DNA del misterioso popolo etrusco e dallo splendore del Rinascimento fiorentino. Forse risalgono proprio a quei periodi l’autoironia e il disincanto… e certamente dietro questa nostra ironica spavalderia si cela una lacrima amara, tutt’ora trattenuta, per la perdita della tanto amata indipendenza.

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