Le più affascinanti abbazie nel cuore della Toscana

Vittoria Ricci

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Niente più del sentimento religioso ha ispirato, nei secoli, l’arte. Le tensioni spirituali sono state espresse su tela, hanno plasmato il marmo, altre volte hanno preso la forma di affreschi; ma l’espressione artistica più stupefacente è rappresentata dalle architetture.

La Moschea Blu di Istanbul, la Basilica del Sacro Cuore di Parigi, la Sinagoga Grande di Budapest, la Cattedrale di San Basilio a Mosca: indipendentemente dal credo religioso, è difficile non riconoscerne la magnificenza. A questi luoghi di congregazione, si affiancano però costruzioni in cui il sentimento religioso è vissuto quasi privatamente declinandosi in rinunce e dedizione a Dio. Parlo dei monasteri: qui isolati, immersi nella natura, i monaci si ritiravano per dedicare la propria vita alla preghiera e al lavoro.

Sant’Antimo

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Ancora oggi esistono realtà attive di questo tipo, che è possibile visitare, per trascorrere qualche ora di pace, riavvicinarsi alla propria spiritualità o per puro amore per la storia e l’architettura. In Toscana è ancora attiva l’Abbazia di Sant’Antimo, a Montalcino in cui vive una comunità di canonici. La storia dell’abbazia, immersa nella patria del Brunello, risale al medioevo: pare che la costruzione sia stata commissionata da Carlo Magno come tributo al territorio in cui le sue truppe trovarono guarigione dalla peste. Lo stile romanico dell’abbazia si immerge nell’entroterra toscano, rimanendo un baluardo di storia, assolutamente da visitare.

San Galgano

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Se la storia di Sant’Antimo prosegue nei secoli, l’Abbazia di San Galgano non ha avuto la stessa fortuna. Siamo sempre nel territorio senese, nel comune di Chiusdino: qui nel 1218 fu eretta l’abbazia per celebrare San Galgano, un giovane che abbandonò la sua vita dissoluta per l’ascesi. Molte disavventure hanno causato la decadenza dell’abbazia dal 1400: carestie, saccheggi. L’incuria dell’abate commendatorio a cui fu in seguito affidata fece il resto, decretandone il tracollo:  finestre distrutte, muri in rovina, campanile crollato, furono vendute persino alcune strutture del tetto. Alla fine del ‘700 l’abbazia fu sconsacrata: oggi quello che ne resta è la struttura principale, scoperchiata, decisamente suggestiva a cui fa da tetto il cielo. A qualche passo (in salita) dall’abbazia, si giunge alla Cappella di Montesiepi che custodisce la spada nella roccia, conficcata da San Galgano, al momento della rinuncia alla vita di cavaliere. Sempre in terra di Siena, nascosta tra i cipressi, risiede un’altra abbazia ancora attiva: l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.

Monte Oliveto

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A differenza di San Galgano, Monte Oliveto è frutto della cura con cui nei secoli è stata preservata, a partire dal 14° secolo quando fu fondata da un membro della famiglia senese dei Tolomei. Monte Oliveto Maggiore è stata anche un luogo di cultura: nel 1500 fu infatti allestita una biblioteca nonché una farmacia di erbe medicinali. Vale sicuramente la pena visitare questa abbazia, passeggiare nel chiostro abbracciato dai loggiati e vedere le opere d’arte in essa contenute: statue, affreschi.  Monte Oliveto è proprio un piccolo nido di saggezza e di arte.

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