Roberto Benigni: il più grande ambasciatore della toscanità nel mondo

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Nasce il 27 ottobre 1952 a Manciano La Misericordia, nel comune di Castiglion Fiorentino. All’età di sei anni si trasferisce a Vergaio, una frazione del comune di Prato.

Sembra quasi di vederlo Roberto Benigni, da ragazzino: pantaloni corti e occhi furbi, pochi soldi ma una famiglia molto unita e una cerchia di amici fedelissimi. Un “piccolo diavolo” che in un paesino di provincia Toscana si divideva tra parrocchia, Casa del Popolo e risate. Il minore della famiglia, il più coccolato,  e un alunno modello. A detta di amici e parenti, un gran bravo ragazzo.

Oggi quel bambino è divenuto un “giullare” conosciuto in tutto il mondo, innamorato dell’Italia e di Dante, che ha conquistato l’affetto di tutti, mescolando talento e coraggio con il candore tipico dell’infanzia. Un personaggio sui generis, che con la stessa fanciullesca esuberanza spiega la Divina Commedia, bacchetta i leader politici, contagia tutti con il suo entusiasmo. Roberto non recita, è così anche nella realtà. È un vulcano. Con lui qualunque cosa la si fa ridendo.

Per celebrarlo basterebbe soffermarsi sul suo talento e simpatia, e accorgersi della sua straordinaria energia, che lo ha reso uno dei testimonial più efficaci dell’Italia nel mondo. Seppur si diplomi come ragioniere la sua unica passione da sempre è per lo spettacolo. Nel 1972 si trasferisce a Roma, dove al teatro dei Satiri inizia di fatto la sua carriera artistica. Con la sua esuberanza gestuale e verbale, nel 1977 approda in televisione, interpretando il Cioni Mario a Onda libera. Debutta sul grande schermo con Berlinguer ti voglio bene (1977), diretto da Giuseppe Bertolucci. È un bizzarro critico cinematografico nel salotto televisivo di Renzo Arbore. Nel 1983 arriva alla regia con il film Tu mi turbi. Sul set  conosce Nicoletta Braschi, che diventerà in seguito sua moglie e inseparabile compagna di vita.

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Un attore totale, certamente uno dei volti più conosciuti ed amati in Italia: comico, showman, regista, sceneggiatore, cantante e sperimentatore linguista. Forse il più grande monologhista moderno. Da sempre incontenibile, imprevedibile, esilarante, geniale. Approccia la vita moderna con la filosofia arcaica dei proverbi o delle superstizioni regionali, secondo il paradigma tradizionale dell’arguto ingenuo, anticlericale goliardico ed eternamente affamato di cibo e di sesso.

La sua produzione artistica è molto varia, spazia dal teatro, al cinema, alla letteratura, quasi sempre con risvolti comici, non disdegnando di alternarvi tragicità. Noto per la sua esuberanza e la sua gioiosità, che spesso lo fanno uscire dagli schemi. Memorabile la sua esultanza alla notte degli Oscar del 1999, quando il suo film La vita è bella vince il premio come miglior film straniero e lui quello come miglior attore. L’Oscar è stato forse il punto culminante della sua notorietà. Senza dimenticare la candidatura al Premio Nobel per la letteratura 2007, per l’impegno profuso in favore della diffusione della Divina Commedia e di Dante Alighieri.

Solo apparentemente i suoi tratti distintivi sono dati dalla sua comicità esplosiva, spesso accompagnata da una satira dissacrante, che gli ha attirato gli strali delle persone oggetto delle sue battute. Guardando più a fondo sono invece costituiti dalla sua straordinaria sensibilità, dalla sua capacità di gratitudine, dalla sua inesauribile volontà di provarci, rispetto a tutto e a dispetto di tutto, sempre con il sorriso sulle labbra.

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Così parla delle difficoltà: “Ma è così bella la difficoltà, beata… È una benedizione del cielo che tu non sappia come fare, perché lì diventi uomo, scopri il mondo, la vita, scopri che sei vivo. Se prendi una pasticca per eliminare questo, è desertificare l’emozione, non sei più vivo. Peggio degli ignavi, è un girone nuovo: quelli non hanno voluto vivere. Non solo non hanno vissuto, ma dicono “non mi interessa di vivere”. Questi ignavi qui Dante non li conosceva”.

Come anche è nota la sua passione per l’amore e per gli innamorati: “È l’amore che ha fatto il miracolo di far volare il dolore e di riportarlo a terra con l’ironia». La vita è bella è il risultato di una storia d’amore che comincia nell’infanzia, nella famiglia di Roberto, nella vicinanza dei suoi amici. Mentre l’incontro con Nicoletta, il suo grande amore, ha poi rappresentato la svolta decisiva.

Infine anche il suo non prendersi mai sul serio, il riuscire sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno, ne fatto un uomo straordinario oltre che un autorevole ambasciatore della toscanità nel mondo.

“Vorrei ringraziare i miei genitori a Vergaio, grazie mamma e babbo. Loro mi hanno dato il regalo più grande: la povertà; e li voglio ringraziare per questo per il resto della mia vita”.

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