Villa La Quiete, ultimo gioiello mediceo

Daniele Angelotti

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Il 18 febbraio si celebra l’anniversario della scomparsa di Anna Maria Luisa de’Medici che, consapevole di essere l’ultima esponente del ramo dinastico, stipulò con i Lorena il famoso ‘Patto di Famiglia’ con cui vincolò a Firenze le ricchissime collezioni accumulate nel corso dei secoli dai suoi antenati.

Tornata in Toscana nel 1717 dopo essere rimasta vedova dell’Elettore Palatino Giovanni Guglielmo, Anna Maria Luisa scelse presto di lasciare Palazzo Pitti per condurre una vita più ritirata a Villa La Quiete. Il complesso faceva parte delle proprietà medicee già dal XV secolo ed era stato restaurato nel 1627 da Cristina di Lorena, vedova del Granduca Ferdinando I, a cui si deve anche il camminamento esterno, simile al Corridoio Vasariano, che portava al vicino monastero di Boldrone.

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Attorno al 1650 la villa fu concessa a Eleonora Ramirez di Montalvo per ospitarvi la congregazione delle Montalve da lei fondata. Le donne di casa Medici furono sempre molto attente ai bisogni dell’istituto e la stessa chiesa è frutto del mecenatismo di Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II.

Anna Maria Luisa vi si trasferì nel 1723 commissionando a Pietro Paolo Giovannozzi molti interventi di ampliamento tra cui figurava anche la realizzazione del giardino all’italiana giunto quasi intatto ai giorni nostri. È curioso notare come l’ultima stagione medicea si sia chiusa proprio con un’opera d’arte destinata a rifiorire ogni anno. La sua cura fu affidata a Sebastiano Rapi, già attivo come giardiniere a Boboli, che vi mise a dimora alberi da frutto, fiori e piante rare provenienti da altre ville medicee, tra cui quelle vicinissime di Castello e Petraia. Ancora oggi molti agrumi in vaso arricchiscono di colori e profumi il giardino formale terrazzato con la fontana centrale, la piccola grotta e le edicole barocche ospitanti affreschi consunti dal tempo e statue che richiamano il carattere religioso del luogo.

Tra siepi di bosso, limonaie e frutteti si scopre un’ulteriore meraviglia: la ragnaia. Questo elemento richiama un aspetto poco noto dei giardini storici italiani che, oltre a essere belli, dovevano rispondere a esigenze molto concrete. Queste lunghe spalliere rettilinee fatte di lecci, allori, viburni e altre piante attiravano al loro interno molti volatili grazie anche alla presenza di richiami sonori e polle d’acqua. I malcapitati rimanevano intrappolati in reti dette “ragne” disposte lungo la vegetazione e finivano poi nelle cucine della villa.

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Di queste strutture vegetali, un tempo molto diffuse, rimangono oggi pochissimi esempi poichè il variare delle mode e degli stili di vita portò spesso alla loro distruzione. Quella di Villa La Quiete è rimasta praticamente intatta e l’apertura occasionale del complesso costituisce l’opportunità migliore per riscoprirla.

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Daniele Angelotti