Senza lilleri un si lallera. Viaggio alla scoperta dei proverbi toscani

Vittoria Ricci

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Toscano: “Esemplare molto fortunato di italiano che vive in Toscana, regione del centro Italia”. È conosciuto per la sua simpatia e la sua passione per il cibo (in Toscana si mangia di tutto, anche la “c”).

La sua lingua non è un dialetto ma deriva dagli antichi maestri come Dante e Boccaccio, è fatta di modi di dire, proverbi coloriti e divertenti.

Il toscano è anche patriottico e molto legato alla sua città, per questo, in ogni zona della Toscana, i modi di dire sono reinterpretati e modificati; attribuirne la paternità spesso è difficile, mi perdonerete quindi se riporterò una filologia dei proverbi e dei modi di dire diversa da quella che voi conoscete, ma spesso le attribuzioni di origine sono molto contrastanti e i modi di dire sono usati in tutta la regione, in alcuni casi in tutta Italia, con piccole modifiche di parole. Mi affiderò alla mia tradizione, a ciò che mi è stato tramandato e conosco direttamente, quando non sarà possibile risalire a fonti autorevoli. Andiamo quindi alla scoperta della storia e dei miti che si celano dietro i modi di dire ed i proverbi che sentiamo e usiamo.

carta dial. tosc. color

Senza lilleri un si lallera

Due cuori e una capanna? Non ci credono neanche le nonne: “Senza lilleri un si lallera” Senza soldi, non si combina nulla. Si, insomma, c’è poco da fare: per divertirsi e fare cose serve il vile denaro. Il termine lallera rimanda in realtà a qualcosa di frivolo, al divertimento; il senso di questo modo di dire si è però allargato significando che i soldi servono, per fare qualsiasi cosa. Il detto è fiorentino, a quanto sono riuscita a scovare, ma è diffuso in tutta la regione, da Siena a Pistoia.

Da Montelupo si vede Capraia, Dio li fa e poi li appaia

Ai Toscani piace fare propri i modi di dire, caratterizzarli; quante volte abbiamo sentito dire “Dio li fa e poi li accoppia?” Utilizziamo questa espressione per indicare due persone simili che si sono trovate. In Toscana però questo proverbio è così declinato: “Da Montelupo si vede Capraia, Dio li fa e poi li appaia” Questo modo di dire viene attribuito niente meno che a Dante: la storia tramanda che il poeta, durante il suo esilio, passando lungo l’Arno, abbia notato i due borghi toscani Capraia fiorentina e Montelupo fiorentino proprio l’uno di fronte all’altro.

Le due città, storicamente rivali, all’epoca sembravano deporre l’ascia accomunate da una (pre)visione repubblicana. Da qui l’espressione “Da Montelupo si vede Capraia, Dio li fa e poi li appaia” perché appunto sembrava potessero unirsi. Dante con questo pensiero espresse un desiderio e una speranza per la sua terra tremendamente scissa. Come sappiamo dalla nostra storia, il poeta fiorentino avrebbe dovuto vivere ancora parecchi secoli per veder deposte la armi tra i vari territori dello stivale. La sua frase è però entrata nel gergo, chissà quanti di noi hanno fatto inconsapevolmente questa colta citazione di Dante!

Chi ha portato la tonaca puzza sempre di frate!

Niente in Toscana è troppo sacro per essere immune a qualche battuta, neanche la chiesa. Ad Arezzo, proprio in termini religiosi è stato riformulato il noto detto “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, qui sentirete più spesso dire “Chi ha portato la tonaca puzza sempre di frate!”. Insomma non importa quanto possiamo cercare di cambiare, la nostra indole prevarrà. Il proverbio ha un’accezione negativa ed è diffuso in altre parti della Toscana.

Vedi a da’ le caramelle al maiale!

Vi è mai capitato di fare dono a qualcuno di qualcosa di valore o particolarmente raffinato, che però non è stato apprezzato? Dunque la vostra delusione si può esprimere con: “Vedi a da’ le caramelle al maiale!” Il maiale, per definizione mangia tutto indistintamente, non sa certo distinguere un piatto da gourmet o attribuire stelle michelin. Colui che non sa stimare o gustare qualcosa di bello o buono è proprio come il maiale che non sa apprezzare le caramelle, gustose e zuccherate. Questo detto è ugualmente diffuso tra Arezzo e Siena, è la versione toscana di “perle ai porci”.

Le donne e i ragazzi devono parlà quando pisciano le galline

Insomma chi manca di gusto e senso estetico viene paragonato al simpatico maialetto che tanto ci piace sottoforma di porchetta; non è un gran complimento ma possiamo riderci su. Anche un po’ di maschilismo non manca nei nostri detti più tradizionali, ma sempre con ironia. “Le donne e i ragazzi devono parla’ quando pisciano le galline”. Avete mai visto una gallina fare pipì? … Ecco, appunto.

Le decisioni spettano all’uomo, solo lui porta i pantaloni: le donne e i ragazzi non abbiano a metter bocca! A me fa sorridere questo modo di dire, lungi da me qualsiasi onore o dignità ferita di donna, queste sono solo burle per dirla alla fiorentina. Questo detto sembra essersi originato nelle campagne del senese, ma anche lungo la costa tirrenica della Toscana è noto. Questa carrellata folcloristica dei modi di dire della nostra regione è potenzialmente infinita, non riuscirò ad essere esaustiva ma proverò, a puntate a renderla il più ricca possibile, alla prossima!

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Vittoria Ricci