Firenze capitale. Cinque anni di storia che cambiarono il volto alla città del Rinascimento italiano.

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L’idea che l’Italia non si potesse governare da Torino era ampiamente diffusa negli ambienti della politica, sin dai primi anni Sessanta del IXX secolo. Torino capitale, era considerata dalle più autorevoli menti liberali, una sanzione dell’egemonia del Piemonte sul nuovo Regno e veniva visto come un ostacolo insormontabile al decentramento e allo sviluppo dell’ordinamento statale. La scelta, tuttavia, di trasferire la capitale a Firenze, maturò in un contesto diverso.

Fu proprio 150 anni fa, 15 settembre 1864, che si giunse alla firma sulla convenzione tra Francia e Italia, a chiusura di una lunga serie di trattative avvenute dopo il 1860, sia da parte di Napoleone III che  dal governo. In quel documento lo stato italiano si impegnava a non attaccare, bensì a difendere in caso di necessità lo Stato Pontificio e trasferire da Torino la sua capitale entro e non oltre i sei mesi. La richiesta di trasferire la capitale costituiva, per Napoleone III, la garanzia che l’Italia rinunciasse alle sue ambizioni su Roma. Si volle così porre fine alla permanenza in Roma del corpo di truppe francesi che vi si trovava dal 1849, e indicare in Firenze la nuova capitale.

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Risale al 16 aprile 1860, un anno esatto dopo la cacciata degli Asburgo-Lorena dalla Toscana, la prima visita del nuovo re d’Italia, Vittorio Emanuele II (1820-1878) alla città di Firenze, ma fu solo nel 1865 che vi fece ritorno per stabilirvi la propria dimora. Era sera e fuori dalla stazione ferroviaria, una grande folla entusiasta lo stava aspettando, per rivolgere il primo saluto al Re. Strade colme di gente, ben illuminate e imbandierate, erano anche le vie che dalla stazione conducevano alla sua nuova reggia. Palazzo Pitti fu la sede destinata ad ospitare il Re e la sua corte. La nuova residenza reale non aveva nulla da invidiare alle più belle regge d’Europa.

Vittorio Emanuele, che tranne le occasioni solenni, non amava molto le cerimonie e le feste, scelse il quartiere della Meridiana, fatto costruire dal granduca Pietro Leopoldo a Palazzo Pitti, disposto a piano terra e rivolto verso giardino di Boboli. Lì si sentiva pienamente libero, poteva muoversi a suo piacere e ricevere qualsiasi visita, rimanendo inosservato. Anche la vicinanza delle ville suburbane di Castello della Petraia, di Poggio a Caiano e la non grande distanza tra Firenze e la tenuta di San Rossore, resero subito gradito al Re il soggiorno nella nuova capitale.

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La nomina di capitale d’Italia rappresentava una grande occasione per la città di Firenze: occorreva reperire le sedi per il governo, i ministeri, le assemblee legislative e tutti gli uffici centrali trasferiti da Torino, adeguarne l’aspetto urbano al nuovo ruolo e reperire gli alloggi per oltre ventimila impiegati al seguito del governo.

Il compito della progettazione del nuovo assetto urbanistico della città, fu affidato all’architetto Giuseppe Poggi , che avviò un’imponente stagione di lavori pubblici per risanare il centro storico degradato, abbattere la trecentesca cinta muraria per consentire la realizzazione dei viali e l’allargamento della città, per la costruzione di nuovi quartieri residenziali.

Il centro storico urbano subì un complesso rinnovamento, che distrusse completamente il mercato vecchio ed il quartiere ebreo, per la creazione della grande Piazza Vittorio Emanuele II (ora Piazza della Repubblica) e la costruzione di edifici adibiti principalmente ad uso ufficio. Furono realizzati anche il Viale dei Colli e Piazzale Michelangelo, insieme allo sviluppo iniziale di nuovi quartieri residenziali sia all’interno dei viali che all’esterno.

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Attraverso i progetti dell’architetto Poggi Firenze si trasformò radicalmente, per accogliere al meglio i funzionari e la corte da Torino: in quegli anni vi furono anche la creazione di sedi di quotidiani, case editrici, ambasciate. Arrivarono anche ingenti capitali esteri, soprattutto francesi e inglesi, attirati dalla prospettiva delle speculazioni edilizie. La città cominciò a cambiare il proprio volto e l’economia parve svegliarsi da una lunga periodo di torpore.

Tuttavia questo periodo durò solo cinque anni: con il risolversi della “Questione Romana”, con la Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870 e la proclamazione di Roma capitale il 1 luglio 1871,  si concluse l’esperienza di Firenze capitale. La città ritornò – non senza qualche difficoltà – a rivestire il ruolo eterno, destinatogli dalla storia, di capitale della cultura e “culla di Rinascimento”, che nessun editto regale o convenzione futura riuscirà mai a toglierli.

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