Arezzo segreta: La storia della Fonte Tecta

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Arezzo ha sicuramente molto da offrire a chi la visita. La Basilica di San Francesco con gli affreschi di Piero della Francesca, la Fortezza Medicea, l’Anfiteatro romano, Piazza Grande, la Pieve di Santa Maria, il Duomo.

Ma in questa nuova rubrica vogliamo muoverci seguendo strade inedite, raccontarvi angoli nascosti e storie poco conosciute, farvi guardare la città con occhi diversi e magari aggiungere alla descrizione dei monumenti quell’alone di mistero che, se reso palpabile, può rendere ancora più suggestivo passeggiare tra le sue strade.

Testo e foto di Gianni Brunacci

Partendo dalle mura medicee, in direzione sud e alla fine dell’odierno viale Mecenate, si trovava un tempo la fonte Tecta, le cui acque erano ritenute miracolose, e godevano di un culto e un rispetto tali da essere venerate fin dalla preistoria.

L’acqua della sorgente era nota in particolare per guarire le malattie dei bambini e alla fonte affluivano numerosi sia gli aretini che i forestieri. Come si sa, il culto delle acque, insieme a molti altri culti pagani, era molto diffuso fino a che le popolazioni delle nostre terre non divennero cristiane. In epoca medievale, tra il mille e il milletrecento circa, furono costruite un gran numero di chiese sparse nel territorio, anche (e soprattutto) per fare proseliti e sostituire i culti pagani dedicati a sole, acqua, luna, terra (che erano ancora ben vivi nelle abitatissime campagne), con la venerazione di Dio, Gesù, la Madonna e i santi. Così il sole fu accostato a Dio e le acque alla Madonna.

Fonte-Tecta

La fonte Tecta, però, nonostante si trovasse alle porte della città (e nell’attuale tessuto urbano), era sopravvissuta all’avvento del cristianesimo, sia fisicamente che come luogo di culto. È per questo che San Bernardino vi si recò, nel 1425, per incitare il popolo aretino a distruggerla. Ma il suo primo tentativo fu un insuccesso clamoroso. Le principali famiglie cittadine fecero cacciare il santo da Arezzo, accusandolo di essere un ghibellino, come i fiorentini. Bernardino non si dette per vinto e con il suo secondo tentativo, compiuto tre anni più tardi, riuscì nello scopo.

La fonte Tecta, o meglio, quanto le era stato edificato intorno e sopra, venne distrutto; ma la forza di quel culto era tale che anche chi pensò di abbatterla non cancellò totalmente i segni della sua presenza. San Bernardino fece costruire, a pochi metri da lì, un oratorio poi divenuto il santuario di Santa Maria delle Grazie. I benefici ricevuti dalle acque miracolose furono così sostituiti da quelli “concessi” dalla Madonna.

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Lo stemma di San Bernardino non era casuale e sovrapponeva il simbolo cristiano IHS all’immagine del sole. Per dare grande forza al nuovo culto, Parri di Spinello (Aretino) venne incaricato di dipingere a fresco l’immagine della Madonna delle Grazie che accoglie sotto il suo manto la popolazione aretina (vescovo e principali famiglie in vista compresi). Il dipinto si trova ancora oggi nel santuario (vedi foto), al centro della grande pala dell’altare, realizzata in marmo e ceramica invetriata da Andrea della Robbia.

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E la fonte Tecta?

Con il passare degli anni al santuario si è aggiunto un grande monastero (oggi dell’ordine dei carmelitani) e la spianata davanti alla fonte è stata cinta da un alto muro in pietra (il cui accesso è oggi costituito dall’antica porta Burgi, un tempo collocata all’inizio di Corso Italia, in corrispondenza dei bastioni di Santo Spirito) al quale era addossato un sobrio quanto grazioso porticato tuttora in parte esistente (forse opera di Giuliano da Maiano). In aderenza alla facciata originale della chiesa è stata realizzata una splendida loggia rinascimentale, progettata da Benedetto da Maiano (Si tratta di una delle espressioni architettoniche più alte presenti ad Arezzo).

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Nonostante questo, il luogo in cui si veneravano le acque miracolose della fonte non è del tutto scomparso. Al piano terreno del monastero, nei locali che lo collegano al santuario, c’è una stanza voltata, nella quale si trova il chiusino in pietra che segna il luogo in cui era la fonte (vedi foto). Tuttora sotto quel pavimento scorre l’acqua nascente dalla collinetta di Pitigliano, che si trova immediatamente a monte del monastero. Nei secoli il grande edificio ha dovuto fare i conti a più riprese con la forte umidità del terreno su cui sorge.

Che si tratti della vendetta della Fonte Tecta?

Al di là della sua storia, comunque, il luogo è ancora oggi splendido e merita una visita, oltre che per le notevolissime opere d’arte che custodisce, anche per “il fascino del suo silente piazzale” (Angelo Tafi).

 

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