Toscani e toscanità: la lingua toscana, un idioma internazionale

admin

Tagged: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Top Life Magazine 0416

Toscani, non semplicemente “italiani”. Quante volte, anche fuori anche dall’Italia, mi sono sentito chiamare, “Toscano!”

In qualsiasi parte del mondo ci troviamo, veniamo riconosciuti non per tratti somatici o altre caratteristiche particolari, ma per l’appartenenza alla nostra straordinaria regione, a causa della nostra “parlata”.

Il marchio di fabbrica del nostro dialetto è quel fenomeno fonetico denominato gorgia toscana, che indica la difficoltà a pronunciare alcune consonanti (le occlusive sorde t e p, ma più comunemente la c), che diventano “aspirate” se accostate a determinate lettere.

 “Parecchi bischeri pensano che ci si mangi sempre la CI, e ‘nvece un’è mi’a vero sempre. E la si mangia solo cande l’è una CI sola, e solo se di dre’o o davanti la c’ha du’ vo’ali”. “Eppoi nessuno s’è mai ammosca’o che a vorte e ci si mangia anche la TI, che l’è anche dimorto ma dimorto più sapori’a”.

8887_601645736531240_106573548_n-1

La Toscana, fin dalla preistoria, pur avendo sempre mantenuto forti legami con le altre regioni, ha avuto un proprio sviluppo culturale, praticamente incontaminato fino all’età storica. Il latino toscano ha risentito meno di processi di mescolanza linguistica. Mai pesantemente influenzata dal dominio romano, è rimasta una zona appartata anche in seguito alle invasioni barbariche.

Oggi vi possiamo evidenziare quattro sottozone linguistiche principali: quella orientale, da Arezzo a Chiusi, che ha subito influenze umbre; quella meridionale, a sud del Monte Amiata, ha ricevuto influenze laziali; quella occidentale, Livorno, Pisa e Lucca, che mostra legami con il ligure. La quarta zona, quella centrale comprende il toscano più puro, è in corrispondenza del Valdarno superiore, Siena e Firenze. Non tragga in inganno questa suddivisione così netta, perché in Toscana basta spostarsi anche solo di pochi chilometri per poter incontrare inflessioni dialettali peculiari del luogo, assolutamente diverse dalle altre.

Toscano = Italiano

Il nostro linguaggio comune, quotidiano, è di poco diverso dall´italiano che si studia sui libri e che si parla a scuola. Spesso infatti rimane difficile distinguere il toscano dall’italiano. Questo perché l’assetto attuale della lingua italiana discende nella sostanza da quella del volgare trecentesco, ripulito dei tratti più marcatamente locali.

DANTE721

Nel corso dei secoli, fra i molteplici idiomi della nostra penisola, andò sempre più acquisendo prestigio quello toscano – fiorentino, grazie ai primi significativi contributi letterari quali le novelle del Boccaccio, le poesie del Petrarca e su tutte la Divina Commedia di Dante Alighieri. È proprio a partire dal ‘300 che il dialetto fiorentino, grazie al prestigio di questi tre grandi e per l’influenza che le loro opere ebbero nello sviluppo della nostra letteratura, che il volgare divenne, non senza accese dispute, la lingua letteraria di riferimento. Successivamente nel XVI secolo, Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini, contribuirono ulteriormente a conferire ai parlati toscani la dignità di “lingua letteraria” della penisola.

Tuttavia è solo agli inizi del XIX secolo che il parlato toscano viene prescelto come riferimento per definire la lingua ufficiale italiana e ciò grazie soprattutto al prestigioso parere di Alessandro Manzoni, che per la definitiva stesura de I promessi sposi avverti la necessità di risciacquare “i panni  in Arno.

Non dialetto, vernacolo

In tutto il nostro territorio c’è una grande attenzione a come ci si esprime e la tendenza a far coincidere dialetto e lingua. Tant’è che da noi non c’è stata censura nei confronti del dialetto come in altre parti d’Italia. Il motivo di questa continuità sta anche in un deciso orgoglio linguistico. La minore distanza tra italiano e le varietà locali porta a rifiutare, nella nostra coscienza linguistica, il concetto stesso di dialetto e a preferire il termine vernacolo, che allude a un ‘parlar male’ in opposizione a un supposto ‘parlar bene’.

Diversamente da ciò che si potrebbe immaginare non è la capitale del Granducato ad essere riconosciuta come la lingua più pura, dato che la sua fama è superata dalla purezza linguistica di Siena. Già Deseine (1699) lamentava che i fiorentini parlassero troppo di gorgia e con eccessiva aspirazione, rendendo la loro parlata poco intelligibile agli stranieri. Infatti Siena, per la correttezza dell’inflessione dei suoi cittadini, ancor’oggi è la meta preferita di chi si reca in Italia per studiare. Che il nostro modo di parlare sia per noi toscani un elemento ancora vitale, è dimostrato  dall’uso che se ne fa anche al cinema: Benigni, Nuti, Benvenuti, Pieraccioni, Virzì, ci dicono quanto ancora la nostra lingua sia per noi fonte di orgoglio.

roberto-benigni

Poi sarà la “c” aspirata, o il fatto che sia facilmente comprensibile da tutti, ma il vernacolo toscano risulta essere – sondaggi alla mano- anche il più amato dall’intera penisola.

Share Button

/ 170 Articles

admin