La musica, il mio secondo respiro… Intervista a Fabrizio Simoncioni

Francesca Capaccioli

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Respirare in Toscana è cosa seria, lo sappiamo bene. L’aria di certe colline  ti carica il corpo e lo rende ancora più vivo, per non parlare poi della mente: l’ossigeno stimola il pensiero, la creatività, sconvolge i sensi.

Forse è per questa processione di pensieri e meccanismi che un aretino che ha girato e respirato in mezzo mondo e collaborato con i più importanti artisti della scena pop rock italiana e internazionale, decide di tornare in patria e di fondare “The Garage Studio”, nel verde tridimensionale della sua terra. Proprio per questo motivo la storia di Fabrizio Simoncioni merita di essere raccontata.

1) Dalla consolle ai vertici delle classifiche. Fabrizio, sei musicista, cantante, compositore, sound engineer, produttore ma soprattutto un uomo che ha imparato a fidarsi del destino. Iniziamo dai primordi, raccontaci com’è andata…

“Dopo il conservatorio ho vinto un concorso presentato da Pippo Baudo con un brano scritto e suonato da me. Erano gli anni ’80 e questa vittoria mi aprì le porte nel mondo della musica. In breve tempo diventai uno dei compositori più importanti della scena dance italiana insieme ad Ago e Riccardo Cioni. Eravamo noi tre a produrre la musica da discoteca di quegli anni, compresa la sigla di “Discoring” e come se non bastasse avevo in mano anche un contratto discografico per partecipare a San Remo”.

In poco tempo raggiunsi obbiettivi importanti. Avevo davanti a me una carriera folgorante. Ma fu il  destino però a decidere… Ebbi un terribile incidente stradale che mi devastò completamente viso e corpo, non potevo più muovere la mano sinistra e le mie corde vocali erano seriamente compromesse. Come musicista ero spacciato. I medici mi sottoposero a numerosi interventi chirurgici, vivevo praticamente in ospedale. In un attimo, in un fatale attimo, la mia vita cambiò completamente…

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2) Cos’è successo dopo…

“Iniziai a studiare fisica e acustica. Ero bloccato in quel letto e non potevo muovermi… Questo folle studio iniziò ad appassionarmi così tanto che brevettai anche nuove tecniche sonore, mi si apri un nuovo mondo, qualsiasi macchina da studio di registrazione avevo tra le mani riuscivo in poco tempo a farla funzionare. In tutto quel delirio non persi mai  la speranza. La musica fu  la mia difesa contro quel dolore , mi dette tanta forza.

Con i soldi dell’ assicurazione decisi di aprire il mio primo studio, capii che quella sarebbe stata la mia nuova strada, il mio nuovo obbiettivo. E così fu… Il mio primo disco importante, il mio primo lavoro da sound engineer non tardò ad arrivare: “El Diablo” dei Litfiba. Fu un grande successo, più di 500.000 copie vendute: i Litfiba mi vollero assolutamente  come fonico ufficiale e rimasi con loro per circa sette anni. Da lì in poi ho collaborato con i più grandi artisti italiani della scena pop rock come i Negrita, Gianna Nannini, Carmen Consoli, Gianluca Grignani, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Ligabue…”

3) Con Ligabue sei stato coinvolto a pieno titolo, oltre che sound engineering hai suonato nella sua band come tastierista,un’ esperienza importante per la tua carriera.

“Sì, con Ligabue è stata una bella storia, abbiamo condiviso la vita, il palco e la gioia di lavori importanti come “Radio Freccia”, “Miss Mondo” , “Fuori come va”, “Nome e Cognome”… altri sette anni molto intensi…”

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4) Poi è arrivato un momento in cui hai sentito il bisogno di fermarti, ma non era un finale  era un altro inizio. Il destino stava decidendo ancora per te?

“Sì, un altro avventuroso inizio. Mi sono sempre lasciato travolgere dalle  nuove sfide , diciamo che ho imparato a cogliere i segnali della vita vera. Un produttore italo – messicano mi propose di lavorare ad un progetto ad El Paso in Texas. Lavoravo in un ranch immerso in una piantagione di pecan trees dove c’erano cinque studi di registrazione. Un posto incredibile per chi fa il mio lavoro. Anche lì le soddisfazioni non sono tardate a venire, un gran bel periodo vivevo tra il Texas, Los Angeles e  il Centro America, accumulando premi internazionali.

Considera che come sound engineer fra Italia ed estero ho guadagnato oltre cinquanta dischi di platino, vari dischi d’oro e una nomination ai Latin Grammy Awards…”

5) Però tra i grattacieli, deserti e coltivazioni di pecan trees  hai deciso di tornare in  Toscana e di fondare il tuo studio di Registrazione. Parlaci di questo progetto…

“The Garage Studio”, come puoi ben vedere, si trova in questa bellissima tenuta di San Martino di proprietà del mio amico e socio Fabrizio Vanni. Il nostro intento, oltre che a produrre con gli artisti, è quello di dare delle opportunità ai giovani organizzando corsi, stage di composizione incontri con artisti  di fama internazionale. È uno dei pochi studi in Europa dotato di alta sofisticazione tecnologica. Oltre al tecnicismo della strumentazione, è  però fondamentale essere circondati da un ambiente che stimola creatività e qui c’è armonia ovunque , nella natura, nel cibo, nei suoni che provengono dal bosco. La posizione geografica, l’energia del luogo è estremamente importante. “

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6) Al di là della tua sensibilità artistica, musicale  e del tuo orecchio assoluto, lavorare con tanti artisti è molto delicato. Spiegaci tecnicamente e umanamente come collaborate alla costruzione di un brano…

“Il ruolo di sound engineer/produttore si basa soprattutto sulla psicologia. Quando un artista o un musicista è “al di là del vetro” si innesca il tipico terrore da tasto REC, ovvero difficoltà a concentrarsi, ansia da prestazione, per cui è vitale riuscire ad instaurare un rapporto di fiducia e rispetto reciproco tale da far sentire l’artista a casa e togliergli il senso di “essere sotto giudizio”.

Questo è il primo e il più importante passo di collaborazione tra ingegnere e artista. Poi esiste un linguaggio tecnico-universale per guidare l’artista/musicista nelle varie fasi del lavoro. Anche qui è di vitale importanza che l’ ingegnere sia sempre un passo davanti all’ artista e ne preveda le richieste e le esigenze per evitare distrazioni o cali di attenzione durante le registrazioni. Detto questo, è chiaro che prima di tutto il rapporto umano che si crea con lì artista  al di là del vetro è fondamentale. Il brano deve somigliargli, il mio lavoro è la ricerca di tutte queste connessioni”.

7) Quale musica, quale ritmo risuona nella tua testa quando non lavori?

“Basta che ti siedi, chiudi gli occhi e ascolti… la genesi del suono è tutt’intorno a noi…”

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Francesca Capaccioli