Storia del cioccolato in Toscana

Simona Grossi

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Nel Seicento ad introdurre il cacao in Italia – e soprattutto in Toscana – fu un mercante fiorentino, Francesco Carletti. Il grande successo che ne scaturì portò la bevanda ad estendere i suoi confini e nel 1606 il cioccolato si diffuse, oltre che a Firenze, a Torino e Venezia.

Francesco Carletti
Francesco Carletti

La nostra regione fu la prima a sperimentare con successo ingredienti ed aromi che ingentilirono e resero unico l’esotico, divino alimento e fu grazie alla famiglia de’ Medici che questo divenne possibile.

Molto prima dell’arrivo del cacao in Toscana, il gelsomino, originario delle Indie orientali ed importato massicciamente dagli Spagnoli nel Cinquecento, divenne il fiore preferito di Cosimo I de’ Medici. Si racconta che ne possedesse gli esemplari più belli. Il Granduca, geloso amante di questo profumato e delicato fiore, ne proibì la coltivazione al di fuori dei propri giardini.

Successivamente, Cosimo III de’ Medici, intravide in quella scura bevanda chiamata cioccolato, un mezzo diplomatico per introdursi nei migliori salotti europei. Intenzionato ad averne una ricetta esclusiva, come il re di Spagna, incaricò l’aretino Francesco Redi, scienziato, “odorista “ e sovrintendente della Spezieria e Fonderia granducale di Boboli, di realizzarne una speciale.

Nacque così la cioccolata al gelsomino, considerata il primo esperimento di ingegneria botanico-culinaria. Un’alchimia che richiedeva una lenta odorizzazione per contatto della polvere di cacao. Il fiore non interveniva né come ingrediente nella preparazione del cioccolato, né come estratto aggiunto al cacao, ma si combinava quale impalpabile aroma in un “innesto gastronomico” analogo a quello che aveva consentito ai giardinieri del Granduca di creare tante bizzarrie, come un famoso cedrarancio del 1640. Vera stravaganza botanica, era frutto della natura e dell’arte che produceva nello stesso tempo limoni, cedri ed aranci. Perciò il profumo di un fiore quale il gelsomino unito ad un seme delle americhe, il cacao,combinato grazie alla sapiente genialità toscana, dette vita ad una bevanda unica nel suo genere che come tale è rimasta.

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La preparazione, descritta dettagliatamente in una ricetta che elencava dosi, ingredienti e procedimento, fu messa però sottochiave e degustata esclusivamente alla corte granducale.

Essa rappresentava infatti un vero e proprio segreto di stato, insieme ad altre ricette a base di cioccolato (con scorze fresche di cedro o limone, o cannella, o vaniglia, ambra e muschio) e sembra che tutte fossero custodite scrupolosamente nella cassaforte della Fonderia.

Nonostante la segretezza che aleggiava intorno alla mitica bevanda e alle sue varianti, essa approdò presso la nobiltà lucchese, grazie al nutrito scambio epistolare tra lo scienziato Antonio Vallisneri e Redi.

Per questo motivo la Toscana è il regno di numerose aziende che tutt’oggi lavorano il cacao con grande professionalità, offrendo prodotti di altissima qualità noti e famosi in tutto il mondo.

 

 

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