La mia Toscana: intervista ad Amanda Sandrelli

Francesca Capaccioli

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Se vi dovesse capitare di percorrere l’antico stradale che da Siena porta ad Arezzo, dopo quasi metà della via, lasciato alle spalle il villaggio di Palazzuolo e il Castello di Gargonza (dove fuggiasco si rifugiò dopo la rotta di Campaldino anche il Divino Poeta), proseguendo in discesa il cammino presenta allo sguardo un insieme di torri, case e mura: è l’antico Borgo di Monte San Savino, che superbo se ne sta nella sua nobile e dolce collinetta.

Questa terra è piena di storia, grandezza e vetustà; è patria dell’immortale Sansovino, del Pontefice Giulio III, di Salomon Fiorentino e di altri grandi che la coprirono di gloria. È proprio qui che Amanda Sandrelli debutterà l’11 ottobre in prima nazionale al Teatro Verdi, con lo spettacolo “Tale madre tale figlia”, scritto e diretto da Laura Forti.

Amanda, la tematica dello spettacolo è molto interessante, contemporanea. Cosa accade in scena?

“Il testo parla di un rapporto tra madre e figlia. Una madre che è sulla soglia della maturità e una figlia che è sulla soglia dello sviluppo: due momenti molto delicati per una donna. C’è un confronto tra due età diverse, un confronto con il fuori, il sociale, il mondo.

Cresciamo i nostri figli seguendo dei valori e cerchiamo di far sì che diventino delle belle persone. Il mondo però non è così. Quando iniziano ad avere dei rapporti con l’esterno, tu genitore, ti rendi conto di aver creato dei “perdenti”, di aver insegnato loro una serie di cose che però non sono quelle che servono.

Ecco, questo per farti capire cosa accade in scena. Non è uno spettacolo solo sul femminile, parla di un momento storico di rapporto tra generazioni, è centrato sulla donna, ma è tranquillamente fruibile anche da un uomo”.

Perché hai scelto di allestire qui il tuo spettacolo?

“Principalmente perché la collaborazione è nata con Officine Della Cultura, che oltre a produrre il mio spettacolo, gestisce anche la stagione teatrale di Monte San Savino. Ma non è la prima volta che vengo. Un paio di anni fa ho preparato un altro testo sempre prodotto da Officine Della Cultura e sono rimasta un mese, mi sono innamorata della gente del posto Qui mi sento bene.

Allestire qui è bellissimo; per me che sono abituata alla città è un risparmio di tempo enorme e una facilità di concentrazione doppia perché è tutto vicino, quindi quella mezz’ora libera che riesci a ritagliarti durante le prove ti basta anche solo per mettere il naso fuori, scendere in piazza, bere un caffè davanti ad un tramonto”.

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I tratti del tuo viso mi fanno venire in mente una Madonna fiorentina Rinascimentale. Quanto ti senti toscana? Che legame hai con questa terra?

“Mi sento molto toscana. Il legame con questa terra è forte, mia madre (Stefania Sandrelli), è toscana, mio padre(Gino Paoli), lo è per metà. Sono cresciuta con il mio “tato”, che è un signore che abita a San Giovanni Valdarno, per cui i modi di fare, la lingua, il lessico familiare è tutto toscano in casa mia.

Ho trascorso, durante la mia infanzia, tante vacanze dalla mia adorata zia a Viareggio, poi quando sono diventata mamma, d’estate con i miei figli ero sempre a Campiglia Marittima, dove ritrovavo l’odore della pineta, dei cavalloni… Ho tutti ricordi belli in questa terra”.

Ma torniamo in terra di “Monte”, suolo fertile e pregno di storia. Siamo circondati da tanta bellezza: cosa ti ha colpito esteticamente ?

“La natura è la prima cosa che mi colpisce: lo spazio, il verde delle colline, l’odore della campagna è un sogno per me che vivo in città. Poi tutto è antico nel centro: il maestoso e storico Palazzo del Municipio, l’architettura del Giardino Pensile. C’è bellezza ovunque in questo borgo”.

Hai esplorato i dintorni Savinesi? Quale percorso consiglieresti ad un viandante?

“In questa zona c’è veramente tanto da esplorare. Arezzo è straordinaria, non finisci mai di scoprirla. Poi c’è Anghiari, un altro borgo medievale, San Sepolcro… Siamo nella terra di Piero Della Francesca e solo per questo motivo c’è da vedere tanto! Più vicino poi ci sono Lucignano – altro gioiellino – e Cortona, dove ho recitato spesso. Consiglio lunghe passeggiate nel bosco. È bello perdersi nelle stradine sterrate in mezzo alla campagna”.

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Dopo tutti questi percorsi viene voglia di desinare. Suggerisci una locanda o una botteghina?

“Premetto che ho mangiato bene ovunque a Monte San Savino, però una locanda che amo molto è “Dalle Bindi”. Cristina, la proprietaria, cucina solo piatti di territorio con materie prime di stagione, tutte le verdure sono raccolte nell’orto e le sue ricette sono quelle del passato.Se invece si vuol mangiare la Chianina vera bisogna assolutamente andare da Aldo e Giorgina. Hanno un’antica macelleria proprio nella piazza principale. Oltre la “ciccia buona” poi si deve avere anche l’esperienza del panino con la porchetta”.

Grazie Amanda. A questo punto non ci resta che sperimentare tutti i tuoi consigli toscani!

Credits Photo: Gianmarco Chieregato
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