Il Chianti Rufina: meravigliose campagne alle porte di Firenze

Daniele Angelotti

Tagged: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

IMG_4170 (1280x853)

Lasciando Firenze ci si trova subito immersi in meravigliose campagne ordinate. Il tempo sembra essersi fermato e si respira facilmente lo spirito di quelle tradizioni contadine che, grazie alla mezzadria e a un sistema ben organizzato di gestione del territorio, plasmarono lentamente il volto del paesaggio.

La città cede il passo a piccoli borghi mentre ville e case coloniche costellano le colline ricoperte di boschi, vigneti e uliveti. Si presenta così il Chianti Rufina, territorio storicamente legato alla produzione vitivinicola che si snoda tra paesi quali Pontassieve, Londa, Pelago e Dicomano.

Nel 1716 Cosimo III de’Medici definiva il vino qui prodotto uno dei migliori della Toscana e anche Francesco Redi ne aveva parlato pieno di ammirazione nel suo ‘Bacco in Toscana’, libro che i Granduchi erano soliti donare agli ambasciatori delle grandi corti europee per promuovere le eccellenze delle proprie terre.

Tra filari di viti allevate a guyot o a cordone speronato continua la storia produttiva di questo territorio che, tra innovazione tecnologica e rispetto delle tradizioni, si lega a quella di antiche famiglie fiorentine quali i Frescobaldi o i Gondi. A questi ultimi appartiene dal 1592 l’antica Tenuta di Bossi che, con la sua grandiosa ma al tempo stesso pacata eleganza, svetta da lontano dominando il paesaggio circostante.

IMG_4171 (1280x852)

Utile e dilettevole si fondono armoniosamente: il giardino all’italiana con le sue conche di agrumi e le fastose decorazioni barocche dei saloni convivono infatti con botti di rovere e barriques, simbolo delle quotidiane esigenze di produttività delle cantine. Il Marchese Bernardo Gondi, aiutato dai figli Gerardo e Lapo, e la sorella Donatella continuano tuttora a condurre la proprietà.

20110227_41

Nelle campagne limitrofe si trovano antichi lavatoi, piccole pievi e, sorpresa inaspettata, anche dei mulini a vento. Uno dei meglio conservati si trova nella Fattoria di Lavacchio e risale alla prima metà del XIX secolo. Recentemente restaurato dal Comune di Pontassieve, questo piccolo capolavoro di ingegneria completo di pale, ingranaggi interni e macine è regolarmente aperto al pubblico e i visitatori possono così riscoprire curiosità e tradizioni spesso dimenticate di un contesto paesaggistico di rara bellezza.

IMG_4174 (1280x853)

(Testi e fotografie © Daniele Angelotti – Corridoio delle Botti © Marchesi Gondi)

Share Button

/ 18 Articles

Daniele Angelotti