Villa I Tatti: capolavoro indiscusso dell’architetto anglofiorentino per eccellenza

Daniele Angelotti

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Da sempre nel cuore degli stranieri, la Firenze a cavallo di XIX e XX secolo era animata da una ricca e stravagante comunità anglo-americana fatta di iIntellettuali, viaggiatori e collezionisti d’arte che scelsero la Toscana come terra d’adozione attratti da un vero e proprio mito per il Rinascimento italiano.

Cecil Pinsent, l’architetto anglofiorentino per eccellenza, arrivò a Firenze nei primi anni del secolo scorso ed ebbe l’onere e l’onore di mettere mano alle splendide ville acquistate dai suoi numerosi committenti soprattutto sulle colline che incorniciano la città. Una di queste si lega indissolubilmente alla storia di un personaggio d’eccezione, il critico e collezionista d’arte Bernard Berenson, che, con sua moglie Mary, scelse un’antica colonica sulle pendici di Settignano per trasformarla nel suo piccolo grande cenacolo intellettuale.

Era il 1909 quando Pinsent fu incaricato insieme a Geoffrey Scott, già bibliotecario dei Berenson, di seguire quel cantiere che avrebbe poi reso I Tatti un capolavoro indiscusso nel panorama dei giardini italiani.

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Un’elegante limonaia separa il giardino antistante la villa dalle sottostanti terrazze formali caratterizzate da siepi di bosso potate geometricamente che disegnano aiuole simmetriche rispetto all’asse centrale che attraversa tutta la proprietà. Fortemente intrisa di cultura dell’arte dei giardini italiani, questa soluzione molto scenografica rimanda ai grandi capolavori rinascimentali e manieristi e, ancora oggi, continua ad affascinare il visitatore dando un senso di pace e ordinata armonia.

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Aperto su un altro lato della villa, il Terrazzo della Biblioteca richiama ulteriormente quel senso di ricercata perfezione: questo piccolo giardino pensile, concepito come prolungamento ideale della stanza all’aperto, svela alcuni dei caratteri più scenografici del Rinascimento.

Se da un lato la facciata dell’edificio richiama i bugnati e le decorazioni a spugne degli antichi ninfei manieristi, dall’altro riffiora la tradizione fiorentina del bicromatismo tipico degli edifici di Brunelleschi. Nella parete che delimita lo spazio, un fondale scenografico con fontane, urne decorative e nicchie, spicca il busto del padrone di casa che, in qualche modo, continua a vivere il suo intrigante giardino.

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Nel 1959 l’Harvard University accolse il lascito testamentario di Bernard Berenson acquisendo il complesso con lo scopo di aprirvi il Centro Studi sulla Storia del Rinascimento Italiano. Grazie ad attenti e continui restauri, il giardino di Villa I Tatti è stato recentemente selezionato tra i dieci finalisti del concorso annuale Il Parco Più Bello d’Italia.

(Testi e fotografie © Daniele Angelotti)

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