La Toscana è un virtuoso concertato di note infinite. Intervista ad Alessio Boni

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Oggi la tramontana cambia il cielo e accarezza, smuove la macchia di confine tra Arezzo e Siena fatta di querce, lecci, corbezzoli verdi come gli impasti materici degli affreschi del Sodoma, del Signorelli di Piero della Francesca. Siamo nel piccolo borgo del 1600 di proprietà dell’attore bergamasco Alessio Boni, che restaurandolo lo ha fatto diventare sua fissa dimora.

A cura di: Francesca Capaccioli

1)Sei un giramondo per natura e per diletto, alla fine però hai scelto di stanziarti  in questa parte della Toscana , raccontaci perchè.

“È molto semplice, anni fa ho girato ad Arezzo l’Uomo del Vento e ho avuto modo di conoscere bene questa zona della Toscana, nella quale mi sono sentito subito a mio agio tanto da decidere di comprare casa. Vedendo questo borgo, che all’epoca era un rudere, ho sentito un forte richiamo, poi ho capito il perché…”

2) Sono curiosa, vai avanti. Il tuo richiamo fa pensare a qualche cosa di antico…

“Dopo una ricerca araldica che ho fatto fare sulla famiglia di mio padre, ho scoperto che discendiamo da un patrizio toscano di Cortona, tale Onofrio Boni. Infatti come tu ben sai a Cortona c’è Palazzo Boni e vicolo Boni. Ho scoperto di essere cortonese, un chianino… incredibile no?”

3) Allora non sei un forestiero, sei toscano da generazioni! Come ti senti quando sei qua, come respiri, cosa sussurrano le tue antiche pietre?

“Mi sento a casa, mi sento accolto. Questa terra è un museo all’aperto, ovunque tu guardi c’è qualcosa di poetico: colline, borghi, piazze, paesaggi. Nell’aria che cambia da collina a pianura si respira sempre l’arte, la cultura, la storia di questa terra e delle sue genti. E le mie pietre sussurrano tutto questo, ti fanno pensare , fanno compagnia”.

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4) E con il “fare toscano” come ti trovi…

“Ammiro voi toscani, siete una grande civiltà , siete riusciti a tramandare tutto il vostro patrimonio culturale nei secoli. La polemica vi appartiene come l’ironia, siete tanti e tanto diversi, siete signori, contadini, artisti, artigiani e la vostra parola è sempre diretta, onesta. La storia della vostra terra vi ha fatto essere quello che siete”.

5) Flora e fauna. Hai preso confidenza con il territorio? Sei “selvatico”?

“Posseggo un oliveto che per me è magnifico, dal quale produco un olio molto buono.

Questa zona è privilegiata, tant’è che ogni volta che viaggio e sono lontano da casa, nella tasca della giacca invece del cellulare ho la mia boccetta d’olio, con la quale condisco sempre i miei piatti. Non me ne separo mai, è un sapore che ti cambia la vita…

La Macchia la esploro con qualsiasi mezzo: dalla bici, alla moto, alla jeep. In questo sono molto selvatico, mi piace il contatto con la terra, le piante, la fauna… escluso me!  

È sorprendente: intorno a casa ho cinghiali, volpi, caprioli. Poi spesso quando fumo il mio toscano – quasi sempre di sera – sento melodie incredibili, tutto intorno è musica uccelli, civette, ranocchie, un virtuoso concertato di note infinite. Una meraviglia…

6) Un luogo scoperto selvaticamente nel tuo girovagare?

“Chiusure, un piccolo borgo che domina la Val d Orcia li capisci perchè la prospettiva è nata in Toscana ..la sosta merita la gioia di gustare il piu buon piatto di pici con vista della Toscana..che volere di più…”

7) Dante o Petrarca?

“Ahah. Dante è cinematografico, il primo film in assoluto, la Divina Commedia è un fotogramma che si snocciola piano piano. Ma anche il poetico e malinconico campo in cui il Petrarca vaga silenzioso e pensoso mi appartiene…”

8) La Toscana ricorre anche nei tuoi due ultimi spettacoli: Piero Ciampi e Giovanni Pascoli. Cos’hai cercato in loro?

“In Ciampi il coraggio di perseguire il suo inconsueto ideale artistico, in Pascoli la capacità di descrivere al livello di un botanico raffinato e di un entomologo le particolarità di fiori, piante e insetti”.

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9) Ma il Pascoli non è nato in Toscana!!!

“Vero! È nato a San Mauro in Romagna e  come me ha scelto la  Toscana per viverci”.

10) Un pensiero?

“A testimonianza che questa terra stimola l’armonia e l’immaginazione… Lui ha scelto la Garfagnana per trovare serenità e scrivere le sue liriche più significative, come “L’ora di Barga”…”

“Un poco ancora lascia che guardi l’albero, il ragno, l’ape, lo stelo, cose c’han molti secoli o un anno o un’ora, e quelle nubi che vanno…” Giovanni Pascoli.

Testo di Francesca Capaccioli
Foto di Gianmarco Chieregato
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