Roy Roger’s e il mito dei jeans 100% Made in Tuscany

Chiara Zellino

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È il 1949 quando i fratelli Bacci aprono, in una cittadina alle porte di Firenze, a Campi Bisenzio, una manifattura specializzata nella produzione di abiti da lavoro: la Manifatture 7 Bell.

È il periodo post-bellico e la vera differenza nel decretare o meno il successo professionale è data soprattutto dal coraggio.

Francesco Bocci, figlio ventenne di un venditore ambulante di stoffe ha da poco avuto la brillante idea di far confezionare alla sua fidanzata, una pantalonaia, semplici e funzionali pantaloni da lavoro da vendere ai mercati.

L’idea, che da subito decretò un notevole successo, si sarebbe di lì a breve trasformata nella geniale storia del jeans 100% italiano.

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Il giovane, anima intraprendente e grande fiuto per gli affari, decide così di imbarcarsi si di un volo per gli Stati Uniti: destinazione New York.

Senza conoscere una sola parola di inglese si mise alla ricerca di quella che, secondo quanto gli era stato raccontato in Italia, era la più qualificata azienda produttrice di denim del mondo, la Cone Mills Corporations.

Nasce così, a distanza di qualche anno, dalla collaborazione tra l’italianissima Manifatture 7 Bell e l’azienda americana la storia dei Roy Roger’s.

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Il nome del brand, che ancora oggi molti credono essere americano, deve il suo nome ad un altro ambulante, conosciuto da Francesco Bacci in un viaggio nel Far West, Mister Roy Roger.

E’ il 1952 quando vengono prodotti i primi jeans dell’azienda, molto diversi da come li conosciamo noi oggi, ma fin da subito contraddistinti dalle famose 5 tasche e dalla zip sul posteriore.

Un capo che avrà, nel corso di oltre 60 anni di storia, un’evoluzione senza precedenti, alimentando e trasformandone il mito in un vero e proprio status symbol.

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Alle spalle un’azienda che, ancora oggi a conduzione familiare, crede profondamente nell’importanza e nella valorizzazione dell’heritage del brand, proiettandolo sempre più nel futuro.

Sperimentazioni di nuove tecnologie, di nuovi lavaggi e finissaggi, innovativi metodi di lavorazione viaggiano paralleli all’obiettivo di preservare inalterato lo stile di un capo che ha attraversato la storia del costume contemporaneo.

Sperimentazioni e reinterpretazione in chiave moderna della storia aziendale hanno dato vita solo qualche tempo fa alla linea Rugged, ispirata ai jeans degli anni ’40 e ’50. Capo di punta indiscusso un jeans, ovvio, che grazie a particolari metodi di lavorazione riproduce in modo perfetto il livello di usura dei pantaloni che gli operai hanno indossato nei 6 mesi di costruzione della nuova sede aziendale.

Ma anche linee attente all’ambiente, ovvero la Natural Garment Dyed, di recente ideazione, che si avvale esclusivamente dell’uso di tinture naturali.

Tradizione ed innovazione si fondono continuamente nella storia e nell’evoluzione di un marchio che ha avuto uno straordinario successo in oltre 60 anni e che giunge a proporre, in perfetto Italian Style, la produzione di un jeans su misura.

Un servizio, riservato esclusivamente alla clientela maschile, nel segno della tradizione sartoriale italiana, prevede la realizzazione di un 5 tasche interamente personalizzato sui gusti e la fisicità del suo acquirente.

 “Non ci può essere nessun futuro senza un passato autentico”
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Chiara Zellino