La Foresta di Vallombrosa: una delle aree verdi più famose d’Italia

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Ubicata sul versante occidentale della catena montuosa del Pratomagno, fa parte del comune di Reggello (Fi). Si estende ininterrottamente per una superficie di quasi 1300 ettari, ad altitudini comprese tra i 450 e i 1.450 m s.l.m.

Luogo-simbolo e cuore della foresta è l’omonima abbazia. Il suo fondatore, San Giovanni Gualberto, monaco fiorentino di nobili origini, si rifugiò in questa località – allora chiamata Acquebella – nel 1035, fondando la congregazione monastica di Vallombrosa.

Dopo un primo oratorio costruito in legno, a cui seguì una chiesa in pietra (1058), solo dopo secoli di continui lavori e modifiche, incendi e ricostruzioni, fu nel Seicento che la chiesa assunse l’aspetto omogeneo e sontuoso che possiede ancora oggi. Ulteriori perfezionamenti furono fatti nel primo Settecento.

Nei dintorni si trovano numerose cappelle, tabernacoli, croci e sorgenti di acque freschissime, piacevole refrigerio per i numerosi escursionistiche che affollano i sentieri nei mesi estivi. Particolarmente ricca di testimonianze è la “Scalinata del Calvario”, che dall’abbazia conduce al Paradisino.

Nel corso dei secoli, gli ambiti più propriamente naturali dell’attuale Riserva sono stati plasmati dall’attività dei monaci, i quali traevano un intenso raccoglimento spirituale con la coltivazione della terra e la cura dei boschi, e ne traevano anche  il loro sostentamento.

Con l’aumentare della potenza dell’ordine monastico, aumentò anche la fama di Vallombrosa. Grandi artisti, come il Perugino, arricchirono l’abbazia con le loro opere d’arte; l’Ariosto la cita nell’Orlando furioso; Milton, che visita la foresta nel 1639, vi trova l’ispirazione per scrivere il suo “Paradiso perduto”.

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Già a cavallo tra Ottocento e Novecento Vallombrosa divenne una rinomata stazione climatica, frequentata anche da nobili e politici. Nel 1977 la foresta è stata dichiarata Riserva naturale biogenetica. Oggi, grazie anche alla sua vicinanza da Firenze, è meta di numerosi gitanti.

L’importanza della foresta non riguarda solo l’ambito naturalistico, ma anche quello storico-forestale. Anticamente, prima dell’intervento dell’uomo, era prevalentemente composta da latifoglie quali il faggio e il cerro. Furono i monaci a introdurre la coltura artificiale dell’abete bianco, dando inizio alla creazione di una delle più rinomate abetine dell’Appennino toscano. I lunghi tronchi di questo albero erano una merce importante, e servirono per secoli alla costruzione e al restauro dei palazzi fiorentini.

Oltre all’abete bianco le specie più diffuse sono il faggio, il pino laricio e la douglasia. A quote più basse si trovano castagni, querce, aceri e carpini.

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Gli arboreti (importanti collezioni di alberi che comprendono sia specie esotiche che indigene), rivestono un notevole interesse da molteplici punti di vista. Per la loro ricchezza e per l’importanza di alcuni esemplari, rappresentano una delle collezioni più interessanti d’Europa.

Da un recente inventario delle piante qui presenti, effettuato da parte di Ernesto Allegri, si deduce che negli arboreti di Vallombrosa vegetano oltre 3000 esemplari, di cui 1200 specie, suddivise in 137 generi, tra conifere e latifoglie.

Vallombrosa in definitiva è uno degli esempi più significativi di località in grado di soddisfare i più svariati interessi: da quelli naturalistici a quelli storico-culturali, artistici e ricreativi.

Si tratta di una montagna da vivere, di un territorio da scoprire. Parole ed immagini non bastano a descrivere questi boschi, questi luoghi così ricchi di testimonianze che raccontano di santi artisti viaggiatori, ma soprattutto di uomini che da sempre a questa terra hanno dedicato la loro esistenza.

Nella pace e nel silenzio di una foresta millenaria, perla di cultura e di spiritualità, affacciati a picco sulla suggestiva valle dell’Arno, si possono godere vedute a perdita d’occhio di gran parte della Toscana. Nelle giornate più terze, oltre che ammirare in lontananza le montagne dell’Abetone, si possono persino scorgere le sagome dei monti apuani, distanti oltre 100 km.

Oggi Vallombrosa è una meta imperdibile per un qualsiasi turista, alla ricerca fosse anche della sola piacevolezza del suo clima.

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