Piazza della Repubblica: caffè letterari e felicità in sorsi

Francesca Bernabei

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giostra

Caffè? Sì, e mi lasci qui, a guardare le giostre.

Ci sono caffè e caffè. Alcuni servono a svegliarci, altri a “giustificare” una pausa lavorativa, altri ancora per fissare appuntamenti.

Quelli poco dopo essersi lasciati: sono i più amari.

“Ciao sono io”, “Ah ciao, dimmi”. “No, niente. Ho bisogno di parlarti. Ma non vorrei farlo al telefono. Magari ci prendiamo un caffè?”. Questi emotivamente sfiniscono.

I gioiosi “Ah, ci voleva proprio un bel caffè!”. “Botte di vita” in ceramica. Poi ci sono quelli che accompagnano i pensieri, che sorseggi lentamente, come fossero litri. Quelli che ci metti un bel po’ a girare lo zucchero. Ogni giro, una pausa riflessiva. Il rumore del cucchiaino ritma il tempo, lento.

Ho la sciocca convinzione che i più grandi scrittori ci abbiano regalato pagine meravigliose, davanti a uno di questi caffè. E a Firenze di posti dove puoi riflettere con un caffè ce sono tanti. Quelli più storici sono in piazza della Repubblica. Trasudano dalle pareti storia e artisti “made in Italy”.

Metti una sera alle Giubbe Rosse

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Fermatevi alle Giubbe Rosse ed entrate nel locale. Ogni parete testimonia un momento storico. È aperto dal 1896. Troverete anche una copia di una fotografia di Cartier-Bresson di Piazza Vittorio (adesso Pizza della Repubblica): desolata e vuota.  All’interno del locale c’è la famosa saletta dove i futuristi milanesi si azzuffarono con i letterati fiorentini. Troppi caffè forse?

Paszkowski: caffè e concerto

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Del 1846 è il Paszkowski. Altro bar storico che unisce il caffè al concerto. Ne è testimonianza una bellissima foto di un concerto d’epoca tutto al femminile. Nel 1991 è stato dichiarato monumento nazionale. Per i fumatori (io sono contro l’abbandono e l’emarginazione dei fumatori): qui hanno anche le sigarette.

Solo per citarne alcuni, D’Annunzio, Pratolini, Montale, Quasimodo, i Futuristi si sono seduti in questi due bar. E il “nostro” Francesco Nuti ha girato alcune memorabili scene di “Caruso Pascoski di padre polacco”.

Quelli che berrete qui non sono semplici caffè. Hanno un valore impagabile: regalano tempo. Questo sconosciuto. Si ferma tutto e la giostra in piazza, gioiello di Firenze, ce lo ricorda a ogni giro. Lei è lì, che ci passa davanti lentamente, con sicurezza. Non smette mai. Sei sicuro che passa e ripassa ancora. Un po’ come una vecchia amica. E allora i pensieri prendono forma, contenuti dai giri di giostra e dal caffè lento.

Sì, aveva ragione Ardengo (Soffici): “La felicità è una forma dell’arte”. Gustatevela qui, a Firenze.

Senza impegno.

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Francesca Bernabei