I crostini toscani. L’antipasto per eccellenza

Simona Grossi

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I crostini toscani sono l’antipasto per eccellenza che appare come per incanto sulla tavola, sia che si vada al ristorante o si mangi a casa di amici. Una consuetudine antica alla quale non si può rinunciare mai.

L’antenato del crostino ebbe origine ai tempi degli antichi romani. Carne e pesce erano serviti su vassoi dai quali ciascun commensale poteva attingere liberamente, mentre per raccogliere oli, sughetti e pezzetti di carne si utilizzavano fette di pane.

Nel Medioevo il cibo cominciò ad essere servito in piatti individuali, ma in Toscana l’abitudine del
“crostino” non smise mai di esistere, anzi diventò un altro modo per poter consumare fino all’ultima briciola il pane; risorsa primaria per le famiglie meno agiate. Veniva abbrustolito, bagnato nel brodo o nel vino e ricoperto con un trito delle parti più povere degli animali. Anche i nobili adoravano i crostini e il loro consumo dette vita ad un’altra tradizione culinaria: l’antipasto, che si diffuse ben presto nelle altre corti europee.

Come si preparano?

Una domanda dall’apparenza semplice: è una salsa a base di fegatini di pollo (oppure una mescolanza di frattaglie), olio, capperi, acciughe, cipolla, che viene spalmata sul pane caldo. In realtà pur essendo realizzati su questa base, variano a secondo della zona oppure da famiglia in famiglia e ancora oggi fanno discutere innumerevoli gastronomi a partire dalla scelta del pane, classico o bianco a frusta, come pure per il vino. Chi lo mette rosso, chi bianco, chi usa il vinsanto o il marsala secco. E poi ancora, c’è chi li bagna con il brodo, chi li frigge e chi li lascia asciutti.
Ma non solo, perché i crostini vengono interpretati in decine di altri modi (ai funghi, al lardo, con il cavolo nero, con il formaggio).

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L’antipasto “toscano”

E a questo proposito non poteva mancare una leggenda. Durante l’occupazione napoleonica a Siena un aitante dragone affittò una stanza sopra a quella di una giovane donna che si innamorò perdutamente del soldato. Un giorno lui, nello sbattere gli stivali fuori dalla finestra, fece cadere dei semi nel vaso che la giovane aveva sul davanzale. Germogliò un’odorosa piantina. Poco dopo il dragone ritornò in patria.  A ricordo del suo tenero amore, lei preparò uno speciale impasto per i suoi crostini… al profumo di dragoncello.

Tuttavia qualunque versione preferiate, accompagnati da un buon bicchiere di vino e da un superbo tagliere di salumi, rimane sempre il perfetto antipasto toscano per una tavola d’autore.

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Simona Grossi