Cortona, la regina della Valdichiana

Simone Scalaberni

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Cortona dall'alto
Cortona vista dall’alto

 

Il gioiello della Valdichiana, un luogo dove cielo e terra sono così vicini che, giungendo alle sue pendici, il turista crede di poterli toccare con la mano… la vedi apparire in tutta la sua maestosa, regale medievalità e te ne immamori per sempre.. Cortona è tutto questo e tanto altro ancora.

La redazione di Top Life ha voluto curare un piccolo reportage sui palazzi storici della stella della Valdichiana. Buona emozione a tutti.

Nell’XI secolo il “palazzo” costituisce la manifestazione dell’insediamento dell’aristocrazia rurale altomedioevale, dei Castelli, entro la cerchia urbana del libero Comune. Esso è la dimora esclusiva della famiglia facoltosa, in contrapposizione alla “casa”, dimora del popolano ed alla “chiesa” che, essendo la casa di Dio, è la casa di tutti. La famiglia aristocratica, divenuta in seguito solida anche nelle cariche pubbliche, manifesta dal cinquecento sino a tutto il settecento la sua ricchezza e potenza, edificando palazzi dalla ristrutturazione delle vecchie case o creandoli dal nuovo. Questi palazzi, dall’architettura rinascimentale o barocca, sui quali troneggia lo stemma di famiglia, un tempo ricchi all’interno di preziose opere d’arte, pitture, sculture, mobili, biblioteche, archivi, sono oggi per la maggior parte spogli e disadorni e le loro ricchezze in gran parte disperse; al contrario di quanto è avvenuto per le chiese, che contengono ancora buona parte delle loro antiche prestigiose opere. La maggior parte dei palazzi, se non adibita a pubblici uffici, è stata trasformata in freddi condomini. Tra i molti, tutti interessanti dal punto di vista storico ed architettonico, si segnalano:

(XIII secolo) PALAZZO QUINTANI – Ubicato al n°26 di via Roma è un tipico esempio di casa della fine del duecento rimasta integra nella sua struttura con grandi pareti lisce in pietra e finestre ad arco di estrema semplicità.

(XIII secolo) PALAZZO ALFIERI-ALTICOZZI – La famiglia Alfieri su probabili preesistenti costruzioni romane, all’odierno n°6 di via Nazionale elevò nel XIII secolo il suo Palazzo che nel quattrocento, passato in proprietà degli Alticozzi, venne ristrutturato ed ancora ampliato nel corso del XVI secolo quando fu provveduto a dotarlo di nuova facciata. Questa si presenta sobria, slanciata ed armoniosa. Sopra il piano terreno si elevano due piani nobili con finestre incorniciate in pietra ed architrave. L’ultimo piano, il piano dei servizi, ha finestre quadrate più piccole. Nei fregi è riportato lo stemma degli Alticozzi.

Uno scorcio del centro
La biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca

(XIII secolo) PALAZZO PONTELLI-MANCINI – E’ ubicato al n°15 di via Dardano. La parte inferiore, ove si nota con molta evidenza la trecentesca cosiddetta “porta del morto”, mostra l’impianto medioevale del Palazzo il cui sviluppo in altezza è cinquecentesco. La facciata consta di piano terreno e due piani superiori, divisi da evidenti cornici marcapiano; su ognuno dei due piani si aprono cinque finestre. Sopra il portone c’è lo stemma dei Pontelli.

(XV secolo) PALAZZO TOMMASI-FIERLI – Uno dei più grandi e maestosi di Cortona, si trova al n°25 di via Benedetti. Il piano inferiore è costituito da una lunga serie di arcate in bugnato, oggi chiuse. Due lunghi ordini di finestre ad arco sono ubicati nei piani superiori divisi da un cornicione lineare. La facciata risulta imponente. Nella lunetta della porta di ingresso si ammira una stupenda griglia in ferro battuto con lo stemma dei Tommasi.

(XVI secolo) PALAZZO BALDELLI – Al n°15 di via Guelfa è adesso sede dell’Albergo S. Michele. Ritenuto un “condensato di storia cortonese” perché vi si trovavano fin dal XI sec. delle fortificazioni; nel XII sec. fu residenza cittadina dei Marchesi del Monte S. Maria e nel 1200, destinato a palazzo pubblico della “Ragione”, il podestà vi amministrava la giustizia. Passò nel sec. XV alla famiglia Baldelli e fu da questa ristrutturato allora una prima volta e poi una seconda volta nel sec. XVI. Altri notevoli lavori furono eseguiti nel secolo successivo, il palazzo però conserva ancora essenzialmente l’aspetto cinquecentesco.

Con la collaborazione dell’inviato Kenneth Brown

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Simone Scalaberni