Jackson Pollock in mostra al Palazzo Vecchio a Firenze

Katia Neri

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Dal 15 aprile al 27 luglio 2014 Palazzo Vecchio offrirà ai cittadini e ai visitatori da tutto il mondo l’evento dell’anno 2014: la mostra “La figura della furia” di Jackson Pollock.

Qual è il significato dell’arte moderna? Jackson Pollock (1912-1956) rispose: «L’arte moderna è l’espressione delle tensioni contemporanee che l’uomo vive. Un pittore non deve ricercare l’oggetto al di fuori di se stesso, ma ispirarsi al mondo interiore. Quando stai per dargli una forma questa è già svanita». Pensiero che mi ha molto colpito e che riassume la poetica di quest’artista visionario, che sovvertì le regole dell’arte figurativa tradizionale e della prospettiva rinascimentale.

La mostra, promossa dal Comune di Firenze con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è ideata e curata da Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini.

Palazzo Vecchio, storicamente simbolo del potere politico e artistico di Firenze, diventa teatro dell’incontro/sconto tra titani dell’arte: Pollock e Michelangelo Buonarroti (di cui si celebra quest’anno il 450° anniversario della morte). Due geni a confronto – il protagonista del Rinascimento italiano e il creatore dell’action painting – separati da secoli di storia, ma accomunati dal temperamento inquieto e temerario. Due epoche diverse, ma soprattutto opposti stili di espressione che s’incontrano a Firenze. La similitudine si manifesta nella creazione e nell’esito dell’opera, ricercando irrefrenabilmente la bellezza come assoluto e l’infinito come scopo.

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Il Genio della Vittoria, una delle sculture più celebri di Michelangelo conservata a Palazzo Vecchio, è il simbolo dei suoi turbamenti interiori, che si ripropongono con enfasi nelle pitture rivoluzionarie dell’artista americano. L’informe e il caos di Pollock da un lato e la sublimazione della materia di Michelangelo nel movimento del corpo dall’altro dialogano nella stessa furia rappresentativa. Il titolo della mostra allude proprio al pittore, in preda a un impeto travolgente dalle sfumature mistiche.

Il percorso espositivo si compone di ben sedici opere di Pollock, prestati dal Metropolitan Museum di New York, opere giovanili degli anni Trenta (Panel with four designs, 1934-38), Square composition with horse (1937-1938), dipinti degli anni Quaranta (The water Bull, 1946 e Earth Worms, 1946). Prestigiosi anche gli altri prestiti dalla Pollock Krasner Foundation, dove i tratti stilistici del pittore cominciano a delinearsi nella destrutturazione della figura in segni, liberandola del suo significante. L’idea di questo evento nasce dallo studio di una serie di disegni- Sketchbooks I, II – dell’artista, che riproducono gli ignudi della Cappella Sistina, la Sibilla Cumana, il profeta Giona e alcune figure del Diluvio. Fu Thomas Hart Benton, uno dei massimi esponenti della pittura americana della prima metà del ‘900, ad introdurre Pollock alla conoscenza dei capolavori del Rinascimento italiano.

Ma Jackson ben presto trascende la tradizione figurativa europea, aspirando all’assoluto e al concetto di armoniosa totalità, dando voce al linguaggio del proprio inconscio. Partendo dalla comprensione degli stilemi e delle correnti artistiche, Pollock esula dal quadro verticale sul cavalletto, introducendo un’inusuale tecnica espressiva, chiamata nel 1952 da Harold Rosenberg “action painting” (pittura d’azione), ovvero una forma d’arte realizzata, poggiando la tela direttamente sul pavimento, per poi compiere una serie di gesti furiosi, come in una sorta di trance, lasciando sgocciolare il colore molto diluito, senza un riferimento precedente.

La disgregazione dell’immagine conduce l’osservatore alle infinite possibilità di interpretazione ed evoluzione. Una procedura contraria a quella impiegata da Michelangelo, che era ancorato ai canoni figurativi dell’epoca. Ritengo l’opera finale di Jackson Pollock il frutto di una lotta tra lui e la tela, tra lui e il mondo, ma anche con se stesso, in cui esplodono venature psicologiche ed emotive sull’onda del furore.

L’esposizione ospita anche una seconda sezione nella Sala della Musica, che fornisce spazi interattivi, apparati multimediali, proiezioni inerenti la vita e le opere dell’artista, infine la riproduzione dell’ambiente lavorativo. Uno stimolo visivo, capace di immergere il visitatore nei drip painting, suscitando secondo me un’energia ed emozioni mai provate. Oltrepassare una tela di Pollock significa tuffarsi nel kosmo, nella sua intrinseca forma caotica, lasciarsi trascinare nel vortice della passione e io non mi farò sfuggire quest’occasione. Non vedo l’ora di essere rapita in un’esperienza intellettuale e sensoriale sicuramente profonda. E voi?

La figura della furia. Jackson Pollock presso Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria, Firenze.
Data: 5 aprile – 27 luglio 2014
Orario: dalle ore 9.00 alle 24.00, ad eccezione del giovedì dalle 9.00 alle 14.00.
Biglietto: intero 12€, ridotto 9€ riservato a studenti, visitatori tra 18 e 25 anni e oltre 65 anni.

 

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Katia Neri