La zuppa al cavolo nero di Cecco Angiolieri

Simona Grossi

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S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo, si fosse vento, lo tempestarei, s’i fosse acqua, i’ l’annegherei…

Come non ricordare i celebri versi, tratti da un sonetto di Francesco Angiolieri, detto Cecco?
Nacque a Siena nel 1260 da una potente famiglia di banchieri, ma i suoi ideali furono da subito controcorrente con la tendnza dell’epoca e ruotarono su donne, osterie e dadi.

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Fu poeta e scrittore ribelle, irruento e dissacrante; nei suoi scritti contrappose all’amore spirituale quello sensuale, alla lode quella dell’ingiuria, alla donna angelo quella carnale, alla celebrazione delle virtù morali l’elogio dei piaceri della vita, tavola compresa.

Contemporaneo ed amico di Dante Alighieri che sfidò in “singolar tenzone” a colpi di rime, fu citato dal Boccaccio, che gli dedicò una novella nel Decamerone, prendendolo come esempio di scapestratezza.

Si narra che prediligesse consumare questa zuppa, da lui considerata “leggera”, per celebrare l’arrivo della stagione che più amava: la primavera. Se ne cibava volentieri e in grandi quantità.

INGREDIENTI

1 cavolo nero
100 g di lardo
200 g di salsiccia
80 g di cotenne di maiale
pane toscano a fette
80 g di formaggio pecorino
prezzemolo
aglio
sale e pepe q.b
3 cucchiai di olio di oliva.

PREPARAZIONE

Pulisci il cavolo nero, sciacqualo e taglialo a listarelle.

In una pentola di terracotta soffriggi un battuto di lardo, salsicce spellate, prezzemolo e aglio schiacciato.

A parte lessa le cotenne. Quando saranno pronte uniscile al soffritto, insieme al cavolo nero.
Aggiusta di sale e pepe.
Ricopri tutto con dell’acqua e cuoci lentamente a pentola coperta.
Griglia le fette di pane e disponile nella fondina, due per ogni commensale.
Versa la zuppa bollente e cospargila di pecorino grattugiato.

L’Angiolieri ha lasciato un importante canzoniere che lo ha fatto diventare il più noto rappresentate della tradizione poetica realistico – giocosa medioevale, nonché simbolo della più pura goliardia toscana e questo piatto così intenso, saporito e gustoso mi pare lo rappresenti mirabilmente.

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Simona Grossi