Il Mugello e il pollo d’oro

Simona Grossi

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Il Mugello, meta di straordinaria eleganza, immerso nel verde delle colline, ricco di cultura e di storie appassionanti, di cucina tradizionale toscana e di benessere, è la terra dove nacque Giotto.

Proveniva da una famiglia contadina e la leggenda narra che, notato dal Cimabue, mentre ritraeva
il suo gregge su dei sassi, fu preso subito a bottega dal maestro. Le sue incredibili doti gli consentirono ben presto di iniziare a dipingere per conto proprio e gestire una bottega.
Fra il Duecento e il Trecento, periodo del suo massimo splendore, l’artista si divise fra Roma, Assisi, Firenze e Padova, così da ottenere fama anche nel suo tempo.

Curiosità

Giotto non eccelleva solo nell’arte, bensì possedeva uno spiccato talento per gli affari, a tal punto
da diventare un ricco possidente di case e terreni (numerosi documenti fiorentini lo attestano). Si racconta inoltre che amasse fare colazione o consumare un pranzo veloce con formaggio e miele. Da qui sembrerebbe essere nata la tradizione dei sapori agrodolci a tavola che si diffuse ben presto come moda dell’epoca.

Un genio, un artista incomparabile ed un innovatore al quale dedicare una ricetta che ha come
peculiarità la doratura, elemento che troviamo nei suoi meravigliosi dipinti.

INGREDIENTI

  • 1 pollo di 1 kg ca.
  • 150 g.di pancetta
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di farina
  • 1 spicchio d’aglio
  • 10 g. di zafferano
  • rosmarino
  • zenzero
  • salvia
  • olio d’oliva
  • sale e pepe q.b

PREPARAZIONE

Lavate ed asciugate il pollo anche internamente, riempitelo di pancetta tagliata a striscioline e di un trito salato e pepato di salvia, rosmarino e aglio.
Adagiate il pollo in una teglia ricoperta di carta, preriscaldate il forno a 220°, infornate e cuocete per 30 minuti.
A parte, preparate una pastella con tuorli d’uovo, farina, zenzero, zafferano, pepe e sale.
A metà cottura sfornate, lasciate intiepidire il pollo, poi spalmatelo generosamente con la pastella
ottenuta.
Infornate nuovamente e terminate la cottura.

La grande arte di Giotto da un lato, la sottile arte gastronomica dall’altro. Imparagonabili? Forse! Ma entrambe nascono da un modello toscano ineguagliabile e sublime capaci di appagare la fame di cultura e di sapere di ciascuno di noi come di farci vivere emozioni a tavola.

 

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Simona Grossi