Gino Bartali: un grande del ciclismo, un uomo intramontabile

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Ponte a Ema, 18 luglio 1914. Nasce Gino Bartali, straordinario testimone di un ciclismo semplice e al tempo stesso eroico, ancora a misura d’uomo. Di uno sport così amato tanto da far sognare e identificare gli italiani nei trionfi e nella fatica degli atleti, consumata sulla strada.

A 12 anni interrompe gli studi. Poco dopo inizia a lavorare in una bottega di riparazioni di biciclette, avvicinandosi alle prime gare. Da piccolo viene sotterrato per gioco sotto la neve dai compagni, ricavandone la voce roca che l’avrebbe caratterizzato per tutta la vita. Ad inizio carriera è polemico, chiuso e scontroso, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Ginettaccio”. Nel 1936 e nel 1937 trionfa al Giro d’Italia, divenendo il protagonista assoluto del ciclismo italiano di quel tempo. I principi di semplicità, schiettezza e genuinità propri del “toscano doc” lo identificano nel mondo del ciclismo come un personaggio epico e meraviglioso.

Un fratello morto a vent’anni durante una gara, i Tour de France e i Giri d’Italia, l’amicizia e la rivalità con Fausto Coppi, l’ingresso nell’ordine carmelitano come terziario, la famiglia, la guerra e la ricostruzione: la sua vita sembra un racconto omerico, all’ombra della fede.

Campione della bicicletta, diventa al tempo stesso un simbolo dell’Italia cattolica del dopoguerra. La sua carriera viene notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori, ma la forza di Gino sta proprio nel resistere e nel riprendersi, come l’Italia stessa. In quegli anni il ciclismo è infatti più di uno sport. Nel ‘46 si corre il giro della rinascita, simbolo del riscatto di un’Italia prostata da cinque anni di conflitto. In un Paese che fa i conti con la fame e il dramma della ricostruzione, “pedalare” diventa sinonimo di “risollevarsi” e gli italiani spingono in salita con Bartali, che conquista la maglia rosa per la terza volta, dopo cinque anni di conflitto.

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L’episodio che più di altri rimane ancora oggi leggendario è la vittoria al Tour del 1948. Nessuno, ne prima ne dopo di lui, è mai riuscito a vincerlo dieci anni dopo il primo successo. Nei giornali si scrive: “risorgendo Bartali, nella stessa corsa vinta tanti anni prima, risorgono anche tutti gli uomini sani che parevano già stanchi e che invece riprendono con repentine energie il loro cammino, illuminati dalle splendente fiaccola di un maestro non soltanto d’eccellenza sportiva ma di tutti quei valori che costituiscono il vero uomo”. Quella vittoria, a detta di molti, salva l’Italia dalla guerra civile che sarebbe potuta scoppiare a seguito dell’attentato a Palmiro Togliatti. De Gasperi e Andreotti chiamano Gino al telefono durante il Tour, chiedendogli “un’impresa epica che potesse rasserenare gli animi”. Detto fatto, Bartali risale una difficilissima classifica e vince.

Gino Bartali prode sportivo, icona toscana, autentico personaggio popolare ma anche eroe civile: nel 2005 venne insignito della medaglia d’oro per aver salvato circa 800 cittadini ebrei durante la seconda guerra mondiale, compiendo numerosi viaggi e trasportando documenti necessari alla fuga nascosti nel telaio della sua mitica bicicletta.

Autore anche di tante frasi divenute memorabili, tra cui la leggendaria: “è tutto sbagliato, è tutto da rifare”, ma anche altre come: “Gli Italiani sono un popolo di sedentari. Chi fa carriera ottiene una poltrona”; “Il bene si fa, ma non si dice”; “Certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”. Altro momento di profonda ammirazione ebbe a destarla quando Papa Pio XII gli chiese di partecipare alle elezioni come candidato della DC. La sua risposta fu: “Dire di no al Papa è come dire no al Padreterno, ma devo rifiutare per rispetto di una parte dei miei tifosi“. Forse da qui si può capire perché un inedito Guareschi a suo tempo scrisse che anche Peppone tifava per Bartali…

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Su di Lui e le sue imprese sono stati scritti libri, centinaia di articoli, e non saremo certamente noi a trovarne la sintesi. Ma volendolo ricordare qui, ci piace riportare alcuni brani della celeberrima canzone di Paolo Conte a lui dedicata:  Oh, quanta strada nei miei sandali | quanta ne avrà fatta Bartali | quel naso triste come una salita | quegli occhi allegri da italiano in gita […] e vai che io sto qui e aspetto Bartali | scalpitando sui miei sandali | da quella curva spunterà | quel naso triste da italiano allegro.

Quando smette di correre Bartali ha percorso in bici più di 150.000 km, vinto 124 corse su 836 gare disputate. Oggi è possibile rivivere le sue imprese grazie ad un museo a lui dedicato, sorto a Ponte a Ema, suo paese natale.

Il Ginettaccio rimarrà per sempre l’eroe intramontabile del ciclismo italiano, della storia d’Italia, nonché simbolo della nostra toscanità.

 

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