L’Eroica: un’emozione d’altri tempi

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Gaiole in Chianti, ottobre 1997: un manipolo di 82 “cacciatori di sentimenti ed emozioni” ispirati dalla salvaguardia del patrimonio delle strade bianche di Toscana, danno vita ad una delle più belle “fiabe” sportive dei tempi moderni: l’Eroica.

Nata per amore verso quel ciclismo che ha scritto un bel po’ di storia e tanta letteratura italiana, andando alla ricerca delle radici autentiche di uno sport bellissimo, con una grande anima popolare. L’Eroica non è una gara o una competizione, ma la più bella rievocazione storica dell’epopea del ciclismo. Senza dubbio la più importante manifestazione del mondo per quanto riguarda le biciclette d’epoca.

Ma non solo. Un esempio di valorizzazione del patrimonio ambientale, di stile di vita sostenibile, di ciclismo pulito che guardando al passato indica il futuro. Questo evento speciale – come accade spesso nella nostra Toscana – è divenuto nel tempo un format vincente, la cui notorietà sta facendo il giro del mondo. Al via 5.000 iscritti a numero chiuso. La partenza è libera, entro una certa fascia oraria (solitamente l’alba). I controlli dei passaggi avvengono per punzonatura e non viene stilata una classifica finale, ma un elenco in ordine alfabetico, con riportate l’ora di partenza e di arrivo di ogni concorrente. Lungo il percorso sono numerosi e caratteristici i ristori con prodotti tipici locali.

Ma la particolarità che distingue – e rende unica – questa manifestazione, è l’uso di abbigliamento tecnico e di biciclette, tutto rigorosamente d’epoca. Potrà apparire anacronistico in un’epoca dominata dalla tecnologia e dalla preparazione scientifica, proporre di vestire consunte maglie di lana, inforcare biciclette un po’ arrugginite, sepolte magari per decenni sotto le ragnatele di qualche soffitta. Ma l’eroismo dei partecipanti alla gara ciclistica più curiosa del mondo sta tutto nella determinazione con cui sanno affrontare salite e discese impervie con bici che, per regolamento, devono essere state prodotte e costruite almeno trent’anni prima.

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Molte sono bici che hanno cent’anni, alcune sono di legno, altre arrivano dal primo dopoguerra: tutte, durante il percorso, bucheranno almeno una gomma. La questione non è se lo faranno, ma quante volte. Per questo gli “Eroici” portano attorcigliate attorno al petto gomme da sostituire, sopra maglie di lana che risalgono agli anni ’40, o cucite apposta per la gara. Il tutto condito dall’emozione della notte insonne, della partenza, delle sensazioni mistiche del passaggio tra i lumini e la penombra del castello di Brolio, la dolcezza dei paesaggi delle famose colline senesi e degli ancor più celebri borghi. La fatica di pedalare che si trasforma presto in divertimento; nello stare immersi in una natura irripetibile, nel fermarsi mille volte a guardare scorci indimenticabili.

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Le strade, nelle terre di Siena, sembrano fatte apposta per pedalare: percorrendole scopri che inseguono uno scenario unico al mondo. Discese ardite su strade bianche, sassose e ghiaiose, la voglia di riempirsi l’anima e gli occhi di paesaggi incantevoli, talvolta solo sbirciati, per non rischiare di finire a terra. Trovarsi nel mezzo delle soste in uno dei mille posti di ristoro, tra cibo e vini, dal Chianti a Montalcino, tra gente che parla tutte le lingue del mondo.

Immersi in una dimensione d’altri tempi, ora a costeggiare poderi isolati, ora tra sconfinati campi di grano, boschi vergini e nobili vigneti. Tutti impolverati dal bianco delle strade toscane. Raramente possiamo assistere ad un evento tanto coinvolgente nella sua semplicità: gente che urla finte telecronache in salita, chi filma il percorso con telecamere montate sui caschetti, chi grida consigli agli altri ciclisti e chi si prende in giro, chi si sbuccia le ginocchia e risale in sella, chi pedala per il gusto di pedalare.

Credits Photo: Mario Lanini

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