Cassia Vetus: la via millenaria che “taglia” l’Etruria

Luigi Torreggiani

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Esiste una linea, tracciata da secoli, che unisce Cortona a Firenze, passando per Arezzo e Fiesole, in posizione panoramica, nel mezzo di uno dei paesaggi più affascinanti d’Italia.

Furono gli Etruschi a percorrerla per primi, per unire i propri territori, poi i Romani, che decisero di lastricarla, per collegare Firenze alla capitale dell’impero. La chiamarono Cassia, in onore del censore che diede il via ai lavori. Poi, a questo termine fu aggiunto Vetus, cioè vecchia, per due fatti che la misero in secondo piano. Il tratto in Val di Chiana fu abbandonato nel Medioevo, dopo alluvioni e smottamenti, e la via venne fatta passare per la Val d’Orcia. A quello valdarnese fu invece preferita una “Cassia nova”, la Adrianea, costruita nel fondovalle. Ma la Cassia Vetus conservò nei secoli un ruolo rilevante. Abbiamo deciso di ripercorrerla per intero, alla ricerca di storia e bellezza.

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Si parte. Da Cortona verso Arezzo la via seguiva un itinerario simile alla statale di oggi, ma leggermente più a monte, per evitare i tratti un tempo paludosi e inaccessibili. La Chiana è placida, distesa in basso, campagna aperta di grano e girasoli, mentre a monte boschi e uliveti si contendono lo spazio.

Dopo Castiglion Fiorentino sono i toponimi ad aiutarci nello riscoprire l’antica via. Passiamo per un borgo chiamato Ottavo, poi per Quarto: i nomi derivano dalla presenza delle pietre miliari che indicavano la distanza da Arezzo.

A Quarto saliamo all’antica pieve di Santa Mustiola. Qui si può aprire un nuovo capitolo della storia. La Cassia Vetus, dopo l’epopea romana, fu un’arteria fondamentale per l’evangelizzazione. Lungo l’antico percorso si possono trovare oggi una lunga serie di pievi romaniche: dove un tempo sorgevano insediamenti a servizio del percorso furono costruite le prime chiese paleocristiane, sormontate successivamente da edifici religiosi più importanti, le pievi appunto, che collegavano le Diocesi adiacenti. La storia si intreccia e la strada prosegue, circumnavigando da Arezzo in direzione Valdarno, fino a Quarata. Pare che dal castello di questo piccolo borgo il grande Leonardo da Vinci si incantò di fronte al paesaggio poi rappresentato nella Gioconda: stiamo per immergerci nello sfondo del quadro più famoso al mondo.

Entriamo dalla porta magica di Ponte Buriano e percorriamo a mezza costa sul monte Pratomagno l’odierna statale Setteponti, dove sostiamo via via per visitare le pievi: facciamo una deviazione verso i ruderi di San Quirico in Alfiano, solitari e abitati solo da grilli e cicale. Proseguiamo poi verso la pieve di San Giustino e ancora verso la più nota e ammantata di leggenda, quella di San Pietro a Gropina, maestosa e ricca di tenebrose sculture di epoca longobarda.

A sud di San Giustino riusciamo a toccare con mano l’originale lastricato della Cassia Vetus, ancora visibile in un piccolo tratto. Ci pare di sentire il rumore dei carri, di provare la fatica dei pellegrini. La nostra fantasia vola in salita insieme alla strada che, dopo la vista mozzafiato delle Balze, piccole grandi dolomiti toscane, si inerpica verso Tosi, punto più alto del percorso. Altre pievi solcano la via, come quelle di Santa Maria a Pian di Scò e di San Pietro a Cascia, nei pressi di Reggello, il cui nome deriva inevitabilmente da Cassia. La chiesa conserva un’affascinante opera del Masaccio, il Trittico di San Giovenale, primo lavoro attribuito all’artista.

Il paesaggio cambia in continuazione, pur rimanendo incantevole: l’immenso giardino di ulivi dell’alto Valdarno lascia il passo ai boschi di Vallombrosa prima e ai vigneti della Val di Sieve poi. Dopo Tosi, arrivati in picchiata lungo il fiume, visitiamo un rudere di ponte romano, a Ponte di Vico, in località Masseto. Proprio in questo punto, si narra, passò Annibale con il suo esercito di uomini ed elefanti. Qui la Cassia Vetus attraversava il fiume per inerpicarsi fino Fiesole, meta del nostro viaggio, che raggiungiamo attraverso piccole strade e paesini, rapiti da panorami mozzafiato e ormai colmi di storie da raccontare.

La sensazione più profonda che abbiamo provato nel ripercorrere questa via millenaria è il senso di appartenenza e di continuità con un’umanità che da secoli si muove, cammina, in cerca di qualcosa che è al tempo stesso profondo e materiale. Da Cortona a Fiesole, passando per Val di Chiana e Valdarno, fino a sfiorare il Mugello, la Cassia Vetus etrusca, romana, longobarda e cristiana al tempo stesso ci ha condotto non solo nel cuore del grandioso paesaggio toscano, ma anche nella storia, scavando tra le nostre radici.

Cicerone la descrisse come la strada che “taglia in due l’Etruria”: a mezza costa, quasi in bilico, abbiamo solcato una delle vie più ricche di cultura, bellezza e leggenda del nostro Paese.

Credits Photo: Luigi Torreggiani

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