Gianna Nannini: la mia vigna dall’anima rock

Chiara Poggi

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Da una parte Gianna Nannini, la sua energia, le vibrazioni rock allo stato puro; dall’altra Siena, la sua città.

Un legame, quello tra la cantautrice e la sua terra, passato (e consolidato) anche dalla voglia di scappare. Gianna era un’adolescente ribelle, controcorrente, incontrollabile. Il padre Danilo – il noto industriale “Re del panforte” – voleva inserirla nelle attività di famiglia, ma lei non ne voleva sapere, inseguiva il sogno americano. L’evasione la trovò con la sua musica, con il primo successo, che non poteva che chiamarsi America. L’anno successivo (1980) arriva California, il disco che la lancia a livello internazionale. Un album all’insegna di quel rock melodico, schietto ed energico che caratterizzerà per sempre la verve della cantante toscana. Il resto è una storia racchiusa in più di trent’anni di musica: Fotoromanza, Kolossal, Bello e impossibile, le indimenticabili Notti Magiche di Italia ’90, fino ad Inno. Nel mezzo una laurea in filosofia e il passaggio da un rock irruento e sanguigno a uno più morbido e dolce. Una metamorfosi anche personale, che ha trasformato la ragazza spettinata e ribelle di America nella mamma amorevole di Penelope.

E poi il ritorno alle origini, alla sua Siena. Non poteva esistere altro luogo in cui intraprendere una nuova, emozionante avventura: la produzione di vini. Una vera vocazione, in quanto la musica scanzonata che accompagna il rito della vendemmia è stata proprio una delle prime melodie che Gianna ha ascoltato, fin da quando, da bambina, giocava tra le vigne, mentre la mamma e la nonna lavoravano nei filari. Sulla scia dei ricordi, nel 2006, ha acquistato un’azienda agricola alla Certosa di Belriguardo, alle porte della città del Palio. La tenuta si trova nei pressi di un monastero che risale al 1600, dove i monaci producevano già allora il “divin nettare”.

vigna

Gianna, qual è il tuo legame con la nostra terra?

 “È un qualcosa di molto vicino alla magia. È un legame olfattivo. Perché quando nasci qua, la tua terra ti rimane per sempre nel naso. Anche quando sono lontana da Siena l’odore dei miei vini evoca sempre il suo ricordo… e mi fa rinascere”.

 Qual è stata l’ispirazione che ti ha portata a intraprendere questo nuovo progetto?

Non è stata una scelta fatta per denaro. Chi produce vino non lo fa per questo. Ho scelto questo progetto perché è da sempre parte della mia famiglia e voglio che continui per generazioni. Mia nonna ha sviluppato questo vigneto, poi hanno continuato mia madre e i miei fratelli. Adesso tocca a me, mentre mia figlia è il futuro, il futuro della terra. Non per niente le ho dedicato una vigna, che si chiama come lei, Penelope. L’ho intitolata a lei”.

 C’è un legame tra la musica e il vino?

 “Hanno molte affinità. Sono due oralità primarie. E poi l’enologo per me è un po’ come la persona che nella musica gestisce i suoni. Il vino stesso ha un’anima che suona, un’anima rock. Il sapore del vino mi accompagna e non mi lascia, fa parte della mia vita come la mia musica, mi fa cantare l’anima, mi fa sentire più vicina alle persone”.

Baccano, Chiostro di Venere, Rosso di Clausura. Quale dei tuoi vini ti rappresenta maggiormente?

 “Senza ombra di dubbio Baccano. È allegro, è il vino da discoteca, da eclissi di luna. Ha una personalità dirompente, fuori dagli schemi, proprio come la mia. Invita sempre al secondo bicchiere e ti fa sentire euforico, pronto a fare un gran baccano. Il Rosso di Clausura rappresenta invece il top, entra nell’anima fin dal primo sorso. È un vino elegante e aggraziato”.

 A queste tre etichette si è appena aggiunto il nuovo arrivo: InNno.

 “InNno prende vita dall’unione di due cru di Sangiovese delle colline del Chianti senese de La Certosa. È un ulteriore atto di amore alla mia terra, rappresenta e racconta la mia storia, il mio rapporto con il mondo dal quale provengo. La parola “inno”, che dà il nome al vino e campeggia in etichetta, ha una terza “n”, riportata con la stessa grafia di mio nonno. È un modo di ricordare ed onorare le origini, perché è da queste storie che nasce anche la mia. Entro la fine dell’anno vi riserverò ulteriori sorprese”.

 Gianna, quale canzone dedicheresti alla nostra Toscana?

 “Senza ombra di dubbio Meravigliosa creatura”.

 

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Chiara Poggi