Poggio a Caiano, Artimino e Carmignano: sentieri tra arte e paesaggi rurali

Daniele Angelotti

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Nelle belle giornate di un inverno travestito da primavera, non è difficile imbattersi in flotte di ciclisti e appassionati delle gite fuori porta che si riversano nelle campagne attorno a Firenze. Uno degli itinerari più affascinanti, e spesso meno noti, è quello che da Poggio a Caiano, con la sua Villa Medicea e il Museo della Natura Morta, si ricongiunge a Carmignano e ad Artimino.

Secoli di storia hanno lasciato tracce in ogni angolo e non è difficile imbattersi quasi per caso in  testimonianze etrusche o romane, sino ad arrivare alle più “recenti” Ville Medicee che costellano questo splendido territorio. Stradine sterrate attraversano uliveti e vigneti conducendo ad antiche coloniche e aprendo suggestivi scorci su un panorama mozzafiato.

Ville e paesaggi a perdita d’occhio

Di fronte a queste visioni estatiche si può facilmente capire come mai lo sfumato leonardesco nacque proprio qui in Toscana e, di arte spesso inaspettata, sono ovviamente ricchi i borghi che si rincorrono sulle colline. Palazzi privati e piccole chiese custodiscono capolavori quali la “Visitazione” del Pontormo dipinta attorno al 1528 per la piccola Propositura dei Santi Michele e Francesco a Carmignano. Anche le pievi più isolate riservano al visitatore appassionato segreti e curiosità non meno interessanti.

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Tra XV e XVI secolo i Medici iniziarono a edificare maestose ville: luoghi di delizia per le battute di caccia e, al tempo stesso, veri e propri centri amministrativi per la gestione delle grandi proprietà agricole. La loro storia si legò indissolubilmente alle vicende di chi vi abitò.

Il 19 ottobre 1587 nella Villa di Poggio a Caiano, voluta quasi un secolo prima da Lorenzo il Magnifico, morì Francesco I de’ Medici, seguito a un giorno di distanza da Bianca Cappello, moglie e compagna di tutta la vita. Una fine tragica e misteriosa accompagnata da subito dalle voci di un complotto architettato da Ferdinando, fratello di Francesco che, diventato Granduca, fece realizzare la vicina Villa di Artimino, nota anche come Villa dei cento camini, per trascorrervi la bella stagione con la sua corte.

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Per decorare il salone d’onore della proprietà, Ferdinando I commissionò a Giusto Utens la celebre raccolta di diciassette lunette raffiguranti a volo d’uccello le ville medicee. Nel corso del ‘900, le quattordici pervenute sino ad oggi furono spostate al Museo di Firenze com’era e sono ora in attesa di essere ricollocate presso la turrita Villa della Petraia.

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Ammirare un tramonto da queste colline costituisce un piacere indescrivibile a parole; perdersi per questi sentieri tra arte e paesaggi rurali è un privilegio che fa respirare il celebre ‘bel vivere toscano’.

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Daniele Angelotti