Fiera Antiquaria di Arezzo: fuori dal tempo, tra sogno e realtà

Luigi Torreggiani

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Ogni prima domenica del mese, grazie alla Fiera Antiquaria, ad Arezzo è possibile compiere un piccolo grande miracolo: catapultarsi in un’epoca diversa da quella attuale, che sì, profuma di passato, ma che non ha una data precisa.

Camminando nella parte bassa del Corso tutto appare normale, ma poi, all’altezza di piazza San Francesco, un abbaglio: colori e forme insolite rapiscono lo sguardo, oggetti inanimati prendono vita, inizia l’immersione nella Fiera Antiquaria.

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Nata nel lontano ’68 da una quindicina di antiquari locali, mentre il mondo era in subbuglio in cerca di rivoluzioni e modernità, la Fiera Antiquaria di Arezzo sembra aver voluto fissare fin dal primo giorno il proprio carattere magico, romantico e fuori dal tempo. Percorrerla è per appassionati e collezionisti una gioia adrenalinica alla ricerca del pezzo mancante, per i semplici visitatori un vero e proprio viaggio. Mobili e oggetti di uso comune, quadri, libri, vestiti, lampadari, Jukebox, affettatrici, macchine fotografiche, caffettiere e abat-jour sono le tappe di una strada fatta di curve secche, tra più di cinquecento bancarelle, nel paesaggio medievale delle vie del centro.


Chi avrà scritto quelle cartoline di luoghi turistici ormai passati di moda? Con quale emozione? Chi avrà riposato su quelle sedie? Chi avrà bevuto, brindando alla vita o provando a scacciar via la malasorte, da quei bicchieri?

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Provate a guardarle le persone alla Fiera Antiquaria di Arezzo, la più vecchia d’Italia: osservano, frugano, sogghignano e sembrano tutte un po’ perse tra le nuvole. Spesso non ricercano qualcosa in particolare, semplicemente sognano. Perché gli oggetti, quelli che usiamo meccanicamente, senza quasi farci caso, di cui poi ci liberiamo con altrettanta semplicità, sono in fondo un prolungamento di noi stessi, del nostro modo di essere e di fare, e di chi ci sta intorno.

Per questo, nel rivederli lì senza un padrone, essi risvegliano in noi ricordi e sensazioni insolite, malinconiche, un po’ nostalgiche, ma sorridenti. Qualcosa dei genitori, dei nonni, dei bisnonni ma anche degli amici di infanzia e degli eroi di film, fumetti e gare sportive è lì, che ci guarda e un po’ ci parla.


 

Credits Photo: Luigi Torreggiani
Cover Photo: Monica Arellano Ongpin 

 

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