Gli gnudi alla toscana: la ricetta

Simona Grossi

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Alcune ricette toscane sono arrivate a noi su foglietti a righe ampie, scritti a mano in corsivi eleganti. A volte invece sono arrivate con grafie stentate e tremolanti, tenuti insieme con un nastrino, oppure raccolte in sottili quaderni neri dalle pagine rosate.

Racconti di donne davanti ai fornelli, che profumano di saggezza esperienza,praticità. Gli
gnudi, o ignudi, o svestiti appartengono a questa categoria. L’origine del nome non è sinonimo di povertà, ma di semplicità nel proporre un ripieno senza pasta, che con arte sottile è stato trasformato in un capolavoro sobrio e raffinato al contempo.

Questo piatto, che per anni ed anni rimase appannaggio della cucina di casa delle famiglie fiorentine e che affonda le sue radici nella storia etrusca, divenne conosciuto quando Pellegrino Artusi a metà dell’800 lo inserì nel suo libro: Scienza in cucina e l’arte del mangiare bene. Le delicate palline bianco verdi furono da lui proposte non solo come un primo ma anche come intermezzo fra una portata e l’altra.

Ingredienti

  • 500 g di ricotta
  • 800 g di spinaci
  • 60 g di parmigiano
  • burro
  • salvia
  • farina
  • 2 uova
  • noce moscata
  • sale e pepe

Preparazione

Lavare gli spinaci e cuocerli in poca acqua salata per alcuni minuti. Scolarli e strizzarli bene.
In una terrina mettere gli altri ingredienti – tranne la farina -Tritare gli spinaci e amalgamarli con cura al resto. Prendere un cucchiaio dell’impasto e formare delle palline grandi come gnocchi.
Infarinarle ad una ad una. Lessarle in acqua salata. Saranno pronte quando verranno a galla.
Scolarle, porle fumanti in una zuppiera e condirle con burro fuso, salvia e parmigiano.

È tipico della cucina toscana sorprendere il commensale ogni volta. Tanto è vero che gli gnudi, nella loro unicità ed originalità, soddisfano palati esigenti, che ricercano la leggerezza nel sapore.

 

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Simona Grossi