San Galgano & la spada nella roccia

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Siamo nel comune di Chiusdino (SI), lungo la SS 73, in direzione Massa Marittima. Qui si trova la Rotonda di Montesiepi.

Così è chiamato il complesso dell’eremo con la “spada nella roccia”, comprendente anche le rovine dell’antichissima abbazia di San Galgano, celebre in tutto il mondo come la chiesa in stile gotico senza tetto. Fondata per accogliere i pellegrini nel 1218, fu poi ultimata dai monaci cistercensi – assieme all’annesso monastero – nel 1262.

L’abbazia ha pianta a croce latina a tre navate, è lunga 71 m e larga 21, conta 16 pilastri e ha un orientamento dell’abside ad est. Le abbazie, che dal punto di vista architettonico dovevano essere di notevole sobrietà formale, sorgevano lungo importanti vie di comunicazione (in questo caso la via Maremmana), per render più agevoli le comunicazioni con la casa madre. In genere erano poste vicino a fiumi (in questo caso la Merse), per poterne sfruttare la forza idraulica, e in luoghi boscosi o paludosi, per poterli bonificare e poi sfruttarne il terreno per le coltivazioni.

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Nel XIV secolo l’abbazia godette di grande potenza e splendore, grazie a munifiche donazioni e ai privilegi concessi da vari imperatori – tra i quali Federico II – a cui si aggiunse l’esenzione dalla decima da parte di Papa Innocenzo III. Purtroppo, appena qualche secolo dopo, questa cadde in rovina e addirittura il commendatario Girolamo Vitelli, nel 1550, ne vendette il tetto in piombo. Ci furono vari tentativi di ripristinare il convento ma, nel 1789, l’abbazia venne sconsacrata e decadde definitivamente.

Oggi le sue suggestive rovine infondono profonde emozioni. Ormai si può ammirare soltanto la struttura, mentre il suo soffitto sono divenute le stelle e il pavimento un soffice prato verde. A poche centinaia di metri si erge l’eremo dove è custodita la “spada nella roccia”, che la tradizione vuole sia stata infissa da Galgano Guidotti al culmine della sua conversione, nel giorno di Natale del 1180, allo scopo di trasformare l’arma in una croce. San Galgano fu celebre per essersi ritirato a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui, in precedenza, si era dato alla dissolutezza. Nel sito di Montesiepi troviamo ulteriori elementi di mistero. Ad esempio la cupola dell’eremo, costituita da cerchi concentrici in cui si alternano fasce di pietra bianca e mattoni, la stessa alternanza con cui è costruito anche l’interno della cupola, con pianta circolare come negli antichi templi. Tutto ciò riporta ad un simbolismo pagano.

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Lo stesso bosco circostante ricorda, anche emotivamente e spiritualmente, un’area celtica/etrusca. La struttura – essendo sempre stata particolarmente legata ai templari – potrebbe essere addirittura uno degli ipotetici nascondigli del mitico Graal. Ad alimentare questa ipotesi c’è la prova dell’esistenza di una camera vuota, sottostante il pavimento della chiesa, per cui mai è stata data autorizzazione agli scavi. Pertanto, cosa effettivamente quella camera contenga, rimane tutt’oggi un mistero.

Nelle storie che circondano San Galgano, le analogie con le vicende di Re Artù, i cavalieri della tavola rotonda e la ricerca del Graal sono numerose. Quello che è certo è che la spada nella roccia rappresenta comunque una straordinaria (quanto sconosciuta) reliquia del XII secolo. Fatto provato sia dallo stile della parte visibile di questa, sporgente dal masso, sia da successive prove scientifiche. Vale la pena anche menzionare che nell’eremo sono posti in bella mostra splendidi affreschi di Ambrogio Lorenzetti. Nel suo complesso questo sito monumentale, tra leggende, architettura e bellezze paesaggistiche, rappresenta uno dei luoghi più suggestivi della Toscana. Perciò è garantito che una visita a San Galgano può valere da sola un viaggio nella nostra terra, non fosse altro per la magia e le suggestioni che questo luogo è capace di suscitare.

A CURA DI: MONICA PETRI

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