Villa Corsi Salviati, storia di una bella addormentata

Daniele Angelotti

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La storia della Toscana è strettamente legata a quella di nobili famiglie che, nel corso dei secoli, ebbero modo di operare trasformazioni tali da rendere il paesaggio quel capolavoro ammirato da tutto il mondo.

Politica ed economia andarono di pari passo con agricoltura e scienze botaniche. Non è un caso se proprio qui nacquero illustri istituzioni quali l’Accademia dei Georgofili o la Regia Società Toscana di Orticultura.

La suggestiva Villa Corsi Salviati a Sesto Fiorentino ben rappresenta questa lunga parentesi di storia orticola. Il complesso esisteva già nel ‘400, ma è solo nel ‘600, e poi nel ’700, che sono documentati quegli interventi per l’ampliamento della proprietà e la sua trasformazione secondo il gusto barocco con cui diventò la quinta perfetta per un giardino formale, gelosamente celato agli sguardi esterni.

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Architettura e giardino si fusero. Gli assi della villa diventarono direttrici prospettiche per la composizione di spazi aperti e la Natura entrò nell’edificio con vedute di paesaggi ideali affrescati in logge e voliere. Una lunga catenaria animava la ragnaia con cascatelle e giochi d’acqua.La sensibilità romantica ottocentesca cancellò la giocosa teatralità barocca in favore di un giardino all’inglese con laghetti, ponticelli e montagnole. La storia del complesso si intrecciò in questo periodo a quella di un’importante famiglia di giardinieri granducali: i Ragionieri.

Rodolfo Ragionieri arrivò a Villa Corsi Salviati attorno al 1844 e iniziò a occuparsi di “piante da stufa” prima con il marchese Francesco Antonio e poi con suo figlio Bardo, grande appassionato di palme e orchidee. Il giardino diventò celebre in tutto il mondo e le sue collezioni vinsero premi nelle più importanti esposizioni floreali europee.

Alla morte di Bardo nel 1907, la villa fu ereditata dal nipote, il conte Giulio Guicciardini, che, prediligendo gli studi storici alla sperimentazione botanica, si adoperò per il ripristino del volto settecentesco del giardino. L’intervento si concluse soltanto dopo la prima guerra mondiale e destò grande attenzione durante la Mostra del Giardino Italiano tenutasi a Firenze nel 1931.

Quello che si può ammirare oggi è dunque il frutto di interventi relativamente recenti voluti per riportare in vita un glorioso passato mantenedo però alcuni inserimenti del XIX secolo come la grande palma che svetta nei pressi della voliera affrescata.

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Il periodo autunnale permette di godere della bellezza dei colori mutevoli delle foglie, dell’allegra presenza di bacche e delle ultime fioriture. Cieli plumbei e odore di terra umida generano un alone di romanticismo che suscita nostalgia per epoche passate e attesa per le prossime stagioni e Villa Corsi Salviati inizia così ad assomigliare alla bella addormentata di Perrault. In silenzio svela al visitatore segreti e curiosità mentre il mormorio delle fontane ne anima il sonno in attesa di una nuova primavera.

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Servizio fotografico: Daniele Angelotti

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