Talla: castagne in festa

Luigi Torreggiani

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Cosa c’è di più bello del trovare, dopo ore di camminata in montagna, un cartello che indica che proprio in quel giorno, li vicino, c’è una sagra della castagna? Dalle strade tutte a curve del Pratomagno, affamati come lupi appenninici, scendiamo verso Talla, un piccolo comune di montagna tra Valdarno e Casentino.

Pensavamo di trovare giusto un chioschetto di caldarroste, invece abbiamo fatto addirittura fatica a parcheggiare… decine e decine di persone in coda ci hanno fatto insospettire: si doveva trattare di qualcosa di sicuramente interessante…

Altro che un banchetto di caldarroste! ci siamo trovati tra numerosi e allegri chioschi festanti ricchi di specialità e sopratutto tra gli abitanti del paese, buffi e fieri, che come da tradizione, ogni anno il 2 di novembre, trasformano strade e piazze del borgo in una grande cucina a cielo aperto: fuochi, pentole e padelle tra la chiesa, la posta e il municipio.

Oltre a caldarroste, torte di castagne, crepes, dolci, ciacce e funghi fritti, numerose le damigiane di vino novello, che ha iniziato da subito a scorrere a fiumi e a riscaldare l’atmosfera… dopo una damigiana, sotto l’altra: pompe a mano, rubinetti e imbuti gli strumenti dell’alchimia che si compie nel bicchiere.

Semplicemente adoro queste feste di paese dove ognuno da una mano, giovani e anziani, in cui anche un assopito villaggio appenninico come Talla rinasce all’improvviso avvolgendo le strade di un’aria di festa genuina e sempre più rara.

Tra urla, brindisi e battute scorrono a quintali le castagne sul grande braciere e a litri il novello dalle damigiane ai bicchieri.

Scende la sera e ci troviamo a riscaldarci di fronte al fuoco di legna, tra uno scoppio e l’altro delle caldarroste.
Un’Ape Car fa la spola tra la piazza e il magazzino per rifornire la festa. Il profumo è di foglie secche, funghi e muschio, di castagna bruciacchiata, di montagna bagnata dalle prime piogge, di radici.

Il fumo ci avvolge pungente e ci lacrimano gli occhi. Ma non ci spostiamo. Dal sagrato della chiesa questo via vai di persone e scintille, bicchieri e cartocci è uno spettacolo da godere fino in fondo.

 

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Luigi Torreggiani