Toscani & toscanità

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Una o due case al culmine di una curva e appare quasi all’improvviso un borgo che racchiude una piazza, qualche vicolo e palazzi dall’intatta e antica nobiltà.

Entrando in questi palcoscenici a cielo aperto, le sensazioni si dilatano, la suggestione diventa protagonista assoluta di storie senza fine. Il nostro territorio è composto per la maggior parte da piccoli centri quasi sempre adagiati sul fianco di colline, distanti da trafficate strade di comunicazione, lontani da facili contaminazioni. Sarà per questo che noi toscani siamo così diversi.

Curzio Malaparte   (1898 – 1957)eccentrico scrittore/giornalista, certamente esagerava nel sostenere che “un toscano morto vale più di tutti gli italiani vivi messi assieme”. Ma in questa provocazione c’è la summa strapaesana del temperamento di una terra fatta di molte identità, tenute insieme dal filo forte dell’ironia e dell’irriverenza.

Il toscano da sempre mantiene stretto il legame con la terra, parla con naturalezza e con gioia di ogni abitudine senza pudori e moralismi, senza tuttavia mai cadere nel volgare.
Il toscano è sovrano dello sfottò: ride e deride pesantemente e subisce tranquillamente, senza cattiveria e senza portare rancore.

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Spesso può accadere d’imbattersi in equivoci con persone che si ritengono offese dal nostro modo di rapportarsi, quando invece stiamo semplicemente scherzando…altre volte ho veduto gente basita di fronte al continuo sfottò col quale ci appelliamo in compagnia..che par che litighiamo sempre ma invece consolidiamo un’amicizia.
La battuta volgare del toscano è un’arte piena di sottili sfumature. Il toscano non si perde in complicati sofismi ma rimane fermamente attaccato al concreto delle cose. Il toscano è re e sovrano della dote più bella che ci sia: l’autoironia.

L’essenza vera della toscanità, meglio di ogni altra cosa, non la raccontano né i versi di Dante o Boccaccio, né le pagine (seppur splendide) di Montanelli, Prezzolini o Papini; quanto quel motto ormai passato alla storia del mitico Gino Bartali “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”.

Leonardo da Vinci, Caterina de’ Medici e Giacomo Puccini esportavano il loro genio nel pianeta usando il “passe par tout” della toscanità.

Oggi i toscani che si affermano nel mondo sono i Ferragamo, Bertelli, Gucci, Bocelli, Zeffirelli o un fenomeno di spontaneità quale Benigni.

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Ma ciò che più conta, in un mondo che pare stia perdendo i pezzi, è che ancora qua dalle nostre parti, basta un raggio di sole di primavera o il canto del “foco” dove poggiare una padella di caldarroste, per far tornare il buonumore.

Perché, malgrado tutto, per i toscani pare che il bicchiere sia sempre mezzo pieno e l’altra metà non è vissuta come mancanza, ma come un’opportunità da colmare con i nostri sogni.

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