Arezzo e la bottega di legno e oro

Luigi Torreggiani

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAGirando per le città rimango sempre colpito da quelle poche botteghe rimaste ancora autentiche, ricche di storia, vive, caratterizzate da confusione e fascino, un apparente disordine però ordinatissimo per l’artista o l’artigiano che vi opera.

Ad Arezzo ho scoperto per caso la bottega di Francesco Conti. Maestro scultore del legno, Francesco è famoso per creare le mitiche “Lance D’Oro”, che vengono date in premio al quartiere vincitore della “Giostra del Saracino”, la storica gara tra i quattro quartieri della città. Conti realizza inoltre il viso del “Buratto”, il protagonista della Giostra dalle sembianze moresche contro cui i cavalieri scagliano le proprie lance.

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La bottega di questo artista è un piccolo rifugio color legno e oro, dove a contendersi il poco spazio a disposizione sono cornici antiche, maschere storiche, sculture sacre, lance, candelabri e poi libri, attrezzi, colle, vernici…

Si sente profumo di legno e tradizione, si calpestano trucioli e storie da raccontare, si rimane abbagliati da ricami, intarsi, dai colori del legno e dell’oro, dalle parole e dai volti delle statue appoggiate ovunque, che sembrano parlare.

Francesco accoglie i clienti sorridente, con i modi simpatici e un po’ rudi del tipico toscano. Si diverte nel riprodurre piccole lance del Saracino per i bambini che le riempiranno poi di bandiere e sogni ad occhi aperti, litiga scherzosamente con i clienti-amici su quale tonalità dare alle cornici, narra aneddoti e trasmette una passione contagiosa.

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Quest’anno la Lancia D’Oro è stata dedicata a Giuseppe Verdi e Francesco l’ha realizzata circondandosi da vecchi libri e spartiti del grande compositore, per assimilare meglio lo spirito da trasportare, a colpi di sgorbia, nelle fibre del legno.

La bottega di Francesco mi ha ricordato la cantina di mio nonno, che pure scultore del legno non era. Le mille cose appese, da conservare gelosamente, facevano anche in quel caso da cornice al suo banco da lavoro, invaso da attrezzi di ogni tipo: un quadro simbolico, che mette al centro il valore dell’uomo e delle proprie mani… mani che forse oggi battiamo un po’ troppo, sempre e soltanto, sui tasti di questi computer.

Osservare la sua bottega di pochi metri quadrati e respirarne l’atmosfera significa farsi avvolgere da una sensazione antica: un mestiere che mescola arte e artigianato, realizzato con la forza e la precisione delle proprie mani, con un materiale che è opera della terra… per quanto tempo si potrà trovare ancora un luogo del genere? Quanto valgono oggi queste esili radici che ci collegano dritte dritte al sottosuolo della storia di tutti noi?

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