Radda, dal Medioevo ai giorni nostri (parte 2)

Maurizio Carnasciali

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Radda

La parte antica del paese ha conservato sino ad oggi la struttura medievale racchiusa entro le mura, circondata da un circuito stradale che le gira attorno (via XX Settembre e viale Giacomo Matteotti).

Continuiamo con la seconda parte della storia di Radda, della quale abbiamo iniziato a parlare qui.

Il centro storico mostra ancora l’antico impianto urbano medievale a pianta ellittica allungata con resti di mura e torri appartenenti all’antica cinta fortificata in parte inglobati nelle abitazioni.Nel catasto fiorentino del 1427 il luogo è indicato con il toponimo Radda individuato con “case e edifici” e come tale figura nella decima granducale del 1776. Precedentemente è raffigurato nella cartografia della fine del XVI secolo nel popolo omonimo di san Niccolò a Radda.

Il Castello e le fortificazioni

Nella parte più elevata si sviluppa il nucleo più antico, il Castello, impostato su un asse viario principale raccordato con altre strade dai nomi significativi di Sdrucciolo del Castello, Rampa degli Orti, Chiasso dei Portici, Vicolo degli Archi, Via dietro le Mura, che lasciano intravedere l’andamento delle antiche fortificazioni che restano, sebbene modificate dai rifacimenti posteriori e incorporate dalle costruzioni successive, nelle quali si aprivano due porte: a ovest la porta Fiorentina, distrutta nel 1866 come ricorda la lapide posta sul muro all’inizio di via Roma dopo un edificio contrassegnato dal numero civico 1 in corrispondenza del punto in cui essa si apriva, e a est la porta Valdarnese affiancata da un torrione di fronte agli attuali giardini pubblici di piazza IV Novembre.

Radda, uno scorcio del centro (Propositura)
Radda, uno scorcio del centro (Propositura)

Nel centro storico in via Roma di fronte a piazza Francesco Ferrucci, e più in basso rispetto al nucleo antico del Castello, si trova il quattrocentesco Palazzo del Podestà e del Vicario di Chianti, oggi sede del Comune. Una larga scalinata immette al pianterreno in un’ampia loggia coperta a una colonna e due volte, archi a sesto leggermente ribassato e decorazione a foglie nei capitelli, che mostra sulla parete di fondo a sinistra copia dell’affresco originale che si conserva oggi all’interno del palazzo, raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Cristoforo di scuola fiorentina del XV secolo.

Podestà della Lega del Chianti

La facciata dell’edificio, nella quale si aprono finestre ad arco sul primo piano e con un orologio sovrastante, è ancora ornata da numerosi stemmi in pietra e in terracotta policroma invetriata appartenuti ai Podestà della Lega del Chianti, che vi avevano risieduto e apposti in ricordo del loro mandato.

Altri sono posti sulle pareti all’interno del loggiato; fra questi, a sinistra, è da osservare quello di Francesco Ferrucci, podestà a Radda nel 1527. Tra i monumenti cittadini, alcuni palazzi denotano l’appartenenza a epoche diverse, da quelli settecenteschi delle famiglie Rappini e Baldi a quelli ottocenteschi dei Minucci e Palagi, che si allineano ai lati della centrale via Roma.

Radda vista in lontananza
Radda vista in lontananza

All’esterno dell’antica cinta muraria si incontrano altri edifici di più moderna costruzione risalenti agli anni Venti e Trenta del Novecento, periodo nel quale si collocano molteplici interventi edilizi a Radda così come in altri centri del Chianti, fra i quali emerge la sistemazione monumentale dei giardini pubblici con il Monumento ai Caduti della prima Guerra Mondiale. Poco distante, proseguendo lungo il viale Giacomo Matteotti, sulla destra si scende alla cosiddetta Ghiacciaia del Granduca una singolare costruzione del 1897 destinata all’epoca alla trasformazione della neve in ghiaccio per la conservazione delle derrate alimentari. Parte 2 – fine      

 

 

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Maurizio Carnasciali