La vera storia di Palazzo Vecchio e Piazza della Signoria a Firenze

Simone Scalaberni

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Piazza della Signoria: senza dubbio una delle delle piazze più belle del mondo, un palcoscenico di arte a cielo aperto. Arrivando da via dei Calzaioli, appena ci affacciamo è impossibile non rimanere estasiati di fronte alla maestosità di Palazzo Vecchio.

Progettato da Arnolfo di Cambio è stato edificato tra il 1299 e il 1314 per dare una degna sede ai Priori delle Arti, che prima risiedevano al Bargello.

La carica dei priori era nata nell’anno 1282 per risolvere i gravi problemi sorti tra magnati e popolani. Il primo problema da affrontare era che la costruzione, proprio per svolgere la funzione di municipio, doveva essere inserita in modo tale da garantire sicurezza e centralità ai suoi fruitori: la nuova struttura insomma doveva essere non solo centrale, ma ben posizionata strategicamente.
La sconfitta subita dai ghibellini nell’anno 1266 a Benevento, costituì la premessa perfetta per la costruzione di una delle strutture più famose nel mondo: Palazzo Vecchio e la sua splendida piazza, Piazza della Signoria.

Case degli sconfitti abbattute per far posto al “nuovo” Palazzo

Dopo la sconfitta di cui sopra, dunque, come accadeva spesso nella Toscana del tempo, le famiglie battute venivano esiliate dalla parte avversa vincitrice ed i palazzi erano depredati delle loro ricchezze e venduti, oppure distrutti e rasi al suolo. Le vendette/punizioni per i perdenti erano, è cosa risaputa, davvero terribili ed in molti sensi definitive.
Ed è proprio questo che accadde; nel 1298 venne ordinato di distruggere i palazzi ghibellini già abbandonati o semidistrutti, per far posto al progetto che prevedeva la realizzazione del nuovo municipio e della sua piazza.

La famiglia degli Uberti

Tra i palazzi distrutti per poter costruire la Piazza della Signoria, c’erano quelli posseduti dalla famiglia degli Uberti, capitani della parte ghibellina e rappresentati storicamente dal personaggio più acuto della famiglia, il più spregiudicato: Manente degli Uberti detto “Farinata”, amante folle della propria città, Firenze, quella città che salverà durante la consulta di Empoli, quando – dopo la gravissima sconfitta dei guelfi a Montaperti, 1260 – i capi ghibellini e il re di Sicilia Manfredi si riunirono nel palazzo Guidi e decisero di distruggere per sempre Firenze e con Lei la roccaforte del guelfismo in Toscana.

Palazzo Vecchio in notturna
Palazzo Vecchio in notturna

Perché nei momenti più estremi della sua storia Firenze ha sempre saputo mettere da parte le laceranti divisioni intestine, per il bene supremo della città.

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Simone Scalaberni