La Toscana e il cipresso, le origini di un binomio eterno.

Simone Scalaberni

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cipressi

Se si pensa alla Toscana e ai suoi cipressi non può non tornare alla memoria Giosuè Carducci e Bolgheri, piccolo borgo della Maremma livornese.

La maggiore attrazione del piccolo borgo medievale è, infatti, il lungo Viale dei Cipressi che ha inizio a valle, lungo la via Aurelia, e porta sino all’Oratorio di San Guido Recandoti presso Bolgheri potrai rivivere le parole e i componimenti di Carducci, oltre ad entrare in contatto con la realtà e la quotidianità vissuta dal poeta.

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti, Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti, Mi balzarono incontro e mi guardar.
(da Davanti a San Guido, Giosuè Carducci, 1887)

bolgheri

L’immenso patrimonio artistico della nostra regione offre infiniti spunti di discussione. Vi è un leit motiv che tiene legati come perle di una collana sia gli affreschi che i dipinti di oltre mille anni d’arte toscana.

Non è un elemento di stile nonostante che, senza le sue geometrie, l’effetto stilistico di molte opere d’arte non sarebbe lo stesso; non è un dato iconografico, anche se, senza di esso, il significato del quadro ne risulterebbe appiattito. È  semplicemente un albero, più precisamente dell’albero-simbolo della nostra regione: il Cipresso.

Quel profilo inconfondibile nel paesaggio

La sua inconfondibile chioma stretta e affusolata con terminale a punta come una lancia, ha contribuito alla caratterizzazione del paesaggio toscano: lo si trova dalla costa tirrenica alle   morbide colline interne. Importato con molta probabilità dapprima durante la colonizzazione  Fenicia e Greca, e poi dagli Etruschi.

È un albero sempreverde  diffuso in tutte le regioni del  mediterraneo medio-orientale dove nasce e cresce  spontaneamente, dall’Iran all’Egitto, passando  per la Grecia. Il  tronco retto è di colore grigio-brunastro può raggiungere anche i 25 mt. di altezza. Le foglie sono piccolissime di colore verde cupo e squamiformi tanto da coprire interamente i  rametti cilindrici.

Il paesaggio come un quadro
Il paesaggio come un quadro

Ma non è nato in Toscana

Prima di tutto, va detto per onestà che il Cipresso non è nato in Toscana: la sua vera culla è nel bacino del Mediterraneo orientale, idealmente fra la Persia (attuale Iran), l’Egitto e la Grecia, dove infatti vegeta spontaneamente. In Italia venne importato dai Fenici e dai Greci e in Toscana, quasi certamente dagli Etruschi.

L’albero, molto prima di abbellire i viali e i giardini sulle colline toscane ha avuto un’importanza ornamentale e simbolica praticamente ininterrotta per 3000 anni. Cipressi snelli e slanciati venivano regolarmente introdotti nei giardini dei leggendari palazzi persiani. La stessa cosa faceva la nobile città di Atene.

Gli Egizi esaltavano la nobiltà della sua fibra utilizzando esclusivamente il cipresso per costruire i sarcofagi per la sepoltura dei defunti. Anche Etruschi e Romani ne collegarono il significato simbolico alla sfera mortuaria: per l’usanza di piantare alberi di cipresso intorno ai cimiteri e alle singole tombe di personaggi illustri – adducendo il motivo che la profumata resina di cipresso fosse capace di coprire l’ odore dei defunti – la sua immagine fu presto colorata di un alone funereo.

Una tipica strada bianca toscana
Una tipica strada bianca toscana

Molto meno funerea era l’immagine che gli artigiani avevano del legno di Cipresso, utilizzato da tutti e da sempre perché praticamente incorruttibile al tempo e alle intemperie. Non solo: secondo la Bibbia l’arca di Noè era costruita di Cipresso, e anche per la Croce di Cristo, secondo la tradizione si utilizzò questo legno oltre al cedro e al pino.

Durante il Medioevo, il Cipresso era la pianta che accompagnava la fondazione e la vita di ogni convento e monastero: i cipressi servivano da barriera frangivento, come delimitazione dello spazio sacro da quello laico, ed avevano anche una funzione simbolica: collegandosi alla tradizione biblica, che individua al centro della Gerusalemme Celeste l’albero della Vita, i monaci erano soliti piantare al centro del loro chiostro un albero di Cipresso o di Cedro, così da richiamare l’immagine dell’eterna città che brilla «pari a una gemma di diaspro cristallino».

Van Gogh, I Cipressi (1889)
Van Gogh, I Cipressi (1889)

Tante funzioni: da frangivento ad ornamento delle case dei ricchi

Dunque, da oltre mille anni, il cipresso è l’inseparabile compagno di ogni chiesa, pieve o convento lungo tutta la campagna toscana.
Dal 1.300 in poi, infine, esso fece la sua comparsa nei lussureggianti giardini delle ville e dei  casali fuori città di nobili e ricchi mercanti di Firenze, dando così un significativo cambiamento sia nella concezione che nell’uso di quest’albero che giocherà un ruolo fondamentale fino ai nostri giorni.

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Simone Scalaberni