Quando Montalcino accolse dentro le sue mura la potente Siena

Simone Scalaberni

La Val d'Orcia dalla fortezza

Per la sua posizione strategica sull’antica via Francigena,  Il borgo di Montalcino acquisì presto la tipica struttura della città militare con possenti mura difensive, torrioni ed una fortezza che, nonostante i molti assedi, non fu mai espugnata.

Divenuta libero comune sotto la parte Guelfa (Firenze), Montalcino combatté quasi tutte le guerre del periodo medioevale sia contro le fazioni Ghibelline sia contro la vicina Siena fino al 1361, quando venne riconosciuta da Siena  – ai montalcinesi – la cittadinanza senese.
Quando la stessa Siena fu sconfitta dagli imperiali di Carlo V, dal 1555 al 31 Luglio 1559 a Montalcino si trasferì la Repubblica di Siena, esperienza che si concluse con l’annessione a Firenze.

Quando la potente Siena si riparò dentro Montalcino

La Repubblica di Siena riparata in Montalcino fu l’ultimo, estremo tentativo di resistenza della Repubblica di Siena dopo la sconfitta subita dal proprio esercito, alleatosi con i francesi, nella battaglia di Scannagallo del 2 agosto 1554 contro l’esercito spagnolo-fiorentino (Medici). All’incirca seicento famiglie di gentiluomini senesi, dopo aver resistito alle sofferenze del lungo e terribile assedio da parte dell’esercito ispano-mediceo comandato da Gian Giacomo Medici, abbandonarono la città di Siena per raggiungere la fortezza di Montalcino: lo scopo (forse un sogno) era preciso: mantenere in vita la Repubblica.

Un vicolo del centro
Un vicolo del centro

Per combattere la Repubblica di Siena, Cosimo aveva profuso molti danari (il mantenimento dell’esercito spagnolo era molto costoso) e, quindi, reclamato più volte il dominio su quel territorio. Alle fine, il 3 luglio 1557 il potentissimo duca fiorentino ottenne da Filippo II il feudo nobile della città di Siena.
Quindi, il 2-3 aprile 1559, dopo la morte di Carlo V (1558), con il trattato di pace di Cateau-Cambrésis si concluse tra le due potenze egemoni il lungo conflitto franco-spagnolo. Così Cosimo riuscì ad ottenere il dominio su (quasi) l’intera Toscana ad eccezione della costa maremmana, che restò a Filippo II. Infine, il 27 agosto 1569 – con bolla rilasciata da papa Pio V – il duca Cosimo I riuscì ad ottenere il titolo di “granduca di Toscana”.
L’eterna battaglia tra Firenze e Siena poteva dunque dirsi conclusa.

Simboli del passato

Sul borgo di Montalcino troneggia ancor bellissima l’imponente Fortezza trecentesca che ingloba parte delle mura e delle torri del secolo precedente. La pianta è pentagonale con snelle torri angolari irregolari. Al suo interno un ampio cortile teatro di spettacoli ed iniziative culturali.
Sempre all’interno si trova l’enoteca della Fortezza dove è possibile sia degustare che acquistare il celebre vino Brunello.

La possente rocca
La possente rocca

All’ingresso dell’enoteca è ancor oggi presente lo “Stendardo di Siena” dipinto da Sodoma e (pagando un piccolo biglietto) si può accedere al camminamento di ronda delle torri, dove gli occhi godono di un panorama mozzafiato sulla Valdorcia.

Le manifestazioni lascito dei tempi antichi

Il “Torneo di apertura delle cacce” (seconda domenica di agosto), segna l’inizio di quelle che furono le grandi battute di caccia.
La “Sagra del tordo” (ultima domenica di ottobre) rievoca invece la storia di Montalcino con i suoi contrasti attraverso le sfide al tiro con l’arco fra i quattro quartieri (Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio), gli antichi villaggi che  – riunendosi – dettero origine alla città.
Entrambe le feste risalgono a dopo la metà del trecento, periodo di relativa pace, in cui i cacciatori ed i falconieri approfittavano dei boschi locali ricchi di selvaggina per le loro battute.

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Simone Scalaberni