Michelangelo, il genio

Simone Scalaberni

Michelangelo, la Creazione di AdamoLa testa del Fauno. Scolpito quando il Genio aveva tredici anni, è oggi andata perduta. Secondo quanto riporta il Vasari nelle vite, questa scultura fu realizzata da Michelangelo fanciullo (appena tredicenne!) al Giardino di San Marco, sotto la supervisione del maestro Bertoldo di Giovanni.

L’artista copiò un’altra scultura di un fauno anziano, ma con la differenza che la sua scultura fu fatta a bocca aperta anziché chiusa per mostrarne denti e lingua. La storia narra che Lorenzo il Magnifico in persona, notata in giardino la statua del suo pupillo, gli fece osservare che i vecchi non avessero una dentatura così perfetta: allora il ragazzo subito prese lo scalpello e fece cadere un dente, sorprendendo il Magnifico per la sua prontezza (un altro dente fu poi trapanato). Da quell’episodio Michelangelo entrò definitivamente nelle grazie del Magnifico, venendo ammesso a casa Medici. Della scultura come detto purtroppo si persero le tracce fin dall’epoca dello storico Giorgio Vasari (Arezzo, 1511 – Firenze 1574): il pezzo probabilmente andò perduto durante il saccheggio di casa Medici.

           Un talento inarrivabile

Questo breve aneddoto è significativo del talento di Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo, 1475 – Roma 1564)genio unico al mondo che durante tutta la sua vita ha ricercato la bellezza ideale e la perfezione formale in una ricerca artistica senza fine. Incessante, irrequieta, a volte angosciosa.

Ma il prezzo pagato, potremmo dire, è valso il risultato! Le opere eterne di Michelangelo congiungono il cielo alla terra: la Pietà, il David, il Mosè, il Giudizio Universale della Cappella Sistina sono le vette più alte raggiunte dall’uomo nell’esecuzione artistica figurativa di ogni tempo.

Dello scultore, del pittore, dell’architetto e poeta italiano è stato detto sostanzialmente tutto: protagonista di spicco del Rinascimento italiano, fu acclamato già in vita come uno dei più grandi artisti di sempre, facendo gridare al “miracolo” l’illustre Vasari. Indubbiamente, l’esperienza presso il Giardino di San Marco – in sostanza un Centro di Alta Formazione dell’epoca – ebbe un’influenza fondamentale sulla futura produzione artistica dell’allora poco più che bambino prodigio.

La Pietà
La Pietà

Immensamente ricco, un tenore di vita da povero

Sia il carteggio, sia i libri di Ricordi di Michelangelo fanno continue allusioni ai soldi e alla loro scarsità, tanto da far pensare che l’artista vivesse e fosse morto in assoluta povertà. Gli studi di Rab Hatfield sui depositi bancari di Michelangelo ed i suoi possedimenti hanno tuttavia scoperto una situazione ben diversa, dimostrando come durante la sua vita egli accumulò una ricchezza immensa.

Basta l’inventario redatto nella dimora di Macel de’ Corvi all’indomani della sua morte: la parte iniziale del documento sembra confermare la povertà, registrando: due letti, qualche capo di vestiario, alcuni oggetti di uso quotidiano, un cavallo; ma nella camera da letto viene poi rinvenuto un cofanetto chiuso a chiave che, una volta aperto, contiene un tesoro in contanti degno di un principe. Con quel contante l’artista avrebbe potuto benissimo comprarsi un palazzo, e che palazzo: per esempio Palazzo Pitti, che nel 1549 Eleonora di Toledo fece suo per una cifra inferiore a quella trovata nel famoso cofanetto.

Il David
Il David

Una personalità fuori dal comune

Ne emerge quindi un personaggio certamente particolare che, benché ricco, viveva nell’austerità quasi totale spendendo con grande parsimonia e trascurandosi fino a limiti impensabili: ad esempio aveva l’abitudine di non togliersi gli stivali prima di andare a letto, come usavano fare i nullatenenti. Di certo questo aspetto della personalità michelangiolesca fu influenzato dall’infanzia del protagonista essendo stata, la famiglia Buonarroti, povera ai limiti dell’indigenza.

 

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