Leonardo e quel paesaggio aretino nella Gioconda

Simone Scalaberni

Quando agli inizi del 1500 Leonardo da Vinci (1452-1519), incaricato come ingegnere militare dal gonfaloniere della Repubblica fiorentina Pier Soderini, progettò l’ipotetica deviazione e canalizzazione del corso dell’Arno, arrivò in Valdarno Superiore e rimase folgorato dalle spettacolari “Balze” valdarnesi.

Il fenomeno di Vinci descrisse così, in modo appassionato ed accurato com’era nelle sue abitudini, le preistoriche condizioni idrogeologiche ed i processi che avevano cambiato volto alla “gran valle d’Arno”. Leonardo studiò per 40 anni il problema, ipotizzando un sistema di conche e di chiuse in particolare per superare il rilievo di Serravalle Pistoiese, mentre le acque sarebbero state attinte anche dai fiumi Ombrone e Bisenzio; (ovviamente gli studi compresero anche il pisano/fiorentino).

Il fiume Arno navigabile grazie a Leonardo?

La navigabilità del nuovo fiume avrebbe favorito il commercio e i trasporti dal mare, le attività industriali come filande, tessiture, mulini e quelle militari poiché l’acqua era un’arma impiegata contro il nemico. L’Arno non fu mai deviato, ma le valli aretine finirono col fare da sfondo al dipinto forse più famoso di tutti i tempi, vera icona dell’arte mondiale: la Gioconda.

Nel cerchietto rosso, Ponte Buriano
Nel cerchietto rosso, Ponte Buriano

Inoltre, nell’estate del 1502 Leonardo percorse più volte l’antica via Cassia (oggi Setteponti) ammirando il Ponte di Buriano, di grande interesse strategico e commerciale, che dall’agro aretino consentiva di proseguire senza soste per il Valdarno Superiore e raggiungere Firenze.

Anche il ponte fa bella mostra di sé dietro Lisa Gherardini, alias Monna Lisa, moglie di Francesco del Giocondo (quindi la “Gioconda”).

Ponte Buriano
Ponte Buriano

              La Gioconda, il dipinto infinito

Una delle tante curiosità sulla Gioconda (furto del 1911 compreso), è quella che Leonardo dipinse il quadro negli anni tra il 1503 e il 1505, però da allora e fino alla sua morte egli non si separò mai dalla “creatura” e, anzi, aggiungendo ogni tanto qualche nuova pennellata per rifinirla come fosse alla ricerca della perfezione, o dell’espressione di uno stato d’animo ben preciso.

Analisi ai raggi x hanno confermato che vi sono tre versioni della Monna Lisa, nascoste sotto quella attuale.

Enigmatica anche in questo, la Lisa più ammirata della storia!

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Simone Scalaberni