I grandi toscani: Piero della Francesca e il mistero della Flagellazione

Simone Scalaberni

La Flagellazione di Piero della Francesca
La Flagellazione di Piero della Francesca

Un’opera emblematica del genio di Sansepolcro (ca 1413-1492), che per Giorgio Vasari fu “maestro raro nelle difficultà dei corpi regolari, nell’aritmetica e geometria”: in effetti la creazione di Piero  della “Flagellazione” racchiude in sé,

esprimendole alla massima potenza, tutte quelle caratteristiche che hanno reso celebre nel mondo l’artista toscano: geometria e prospettiva. Ma con la “G” e la “P” maiuscole. E spesso Piero è infatti celebrato prima come trattatista, che come artista! Personalità tra le più emblematiche del Rinascimento italiano, le sue opere sono sospese tra arte, geometria e un complesso sistema di questioni teologiche, filosofiche e d’attualità. Cosa dire in generale del disegno di Piero? Che è inconfondibile, e si caratterizza per il tocco netto e sapiente e per l’estrema precisione del segno operata per mezzo di una penna sempre molto appuntita. Ma veniamo alla Flagellazione (ca 1459, tempera su tavola, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche).

La Flagellazione, dettaglio
La Flagellazione, dettaglio

Due scene distinte, ma fra loro connesse, si svolgono una all’aperto e l’altra in un interno. In una strada con edifici antichi e rinascimentali tre uomini stanno parlando, mentre a sinistra – in uno spazio perfettamente misurato – Piero disegna il Cristo legato alla colonna e flagellato. Il quadro è di una modernità pazzesca, e sbigottisce (siamo nel 1459) per lo straordinario uso della prospettiva di cui Piero è insuperato maestro.

L’esaltazione della prospettiva. Il “maestro della luce”.

Il dipinto è, in effetti, l’esaltazione di questa, dono del Quattrocento italiano. A molti pare evidente che Piero narri due vicende separate dallo spazio-tempo, ma unite per i suoi fini sulla medesima tavola; com’è consuetudine nei lavori di Piero, le persone sono immobili, fermate in un attimo dell’azione in una specie di vitalità sospesa: quasi metafisica. Innumerevoli le interpretazioni degli esperti su chi siano le persone raffigurate, a noi interessa ricordare invece la probabile destinazione dell’opera: essa fu infatti – verosimilmente  – inviata in omaggio a Federico da Montefeltro, duca della potente e ricca Urbino, da parte di Giovanni Bacci, membro di una influente famiglia aretina, per convincerlo ad appoggiare la Crociata propugnata da papa Pio II Piccolomini nel 1459, il papa nato a Pienza.

La prospettiva
La prospettiva

A noi moderni rimane l’ineffabile bellezza dell’arte di Piero, maestro della luce oltre che della prospettiva, che a distanza di secoli è ancora capace di ammaliare e rapire l’attenzione di esperti e profani.

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Simone Scalaberni