San Galgano e la spada nella roccia: parla il super-esperto

Simone Scalaberni

La spada nella roccia
La spada nella roccia

“La spada nella roccia di Chiusdino? è strettamente legata alla leggenda di re Artù”. A dirlo è Luigi Garlaschelli, del Dipartimento di chimica organica presso l’università di Pavia, che nel 2001 ha partecipato agli studi sull’arma scoperta in provincia di Siena.

Purtroppo, però, al momento è impossibile stabilire quale delle due leggende abbia influenzato l’altra”.

Professore, secondo lei quale è il tipo di legame che esiste tra le due spade?

“Intanto, occorre dire che San Galgano arriva quando le leggende su re Artù si stavano già diffondendo. Anche se bisogna aggiungere che l’episodio specifico della spada estratta dalla roccia entra nella saga arturiana nel 1200, quindi circa 20 anni dopo la morte di San Galgano. Non si sa quanto la figura storica di Galgano abbia influenzato i celebri racconti arturiani. Ma si potrebbe ipotizzare che l’abbia fatto. Anche se potrebbe essere vera anche l’altra ipotesi. E’ dunque molto difficile dire quale leggenda sia nata per prima. Di certo è che un legame è facilmente intuibile”.

Quale sarebbe questo legame?

“Potremmo dire che la spada nella roccia di San Galgano sia stata messa lì proprio sotto l’influenza dei racconti arturiani. In questo caso non l’avrebbe messa San Galgano, ma si potrebbe ipotizzare che sia stata piazzata dai monaci cistercensi che avevano preso possesso della Rotonda nel 1218”.

Un’ipotesi rivoluzionaria, che metterebbe in dubbio il celeberrimo gesto del futuro santo…

“Ma questa ipotesi sarebbe suffragata da fatti specifici. Per esempio, nei pressi di Chiusdino, a Malavalle, esiste una chiesa in cui sono conservati i resti di un altro eremita che viveva in quella zona nella stessa epoca di San Galgano: Guglielmo di Malavalle. Ebbene, esistono molte biografie secondo le quali quest’ultimo altri non era che Guglielmo X d’Aquitania, che nel 1137 sparì durante un pellegrinaggio”.

E che legame esisterebbe tra Guglielmo d’Aquitania e la spada?

Intanto bisogna sapere che le leggende arturiane furono diffuse in Europa dai Trovatori, che trovavano mecenatismo soprattutto presso la Corte di Aquitania. Lo stesso Guglielmo X, che era padre di Eleonora d’Aquitania, prima sposa di re Luigi VII di Francia e poi, dopo essere stata ripudiata, di Enrico d’Inghilterra, era un trovatore. Secondo queste biografie, la sua scomparsa coinciderebbe con la decisione di fare l’eremita in Toscana. Potrebbe quindi essere stato proprio lui a portare il simbolo della spada nella roccia in quel luogo e in quegli anni”.

Un primo piano della spada
Un primo piano della spada


Lei ha anche partecipato al gruppo di studio che ha esaminato i resti di Guglielmo di Malavalle.

“Sì. E devo dire che dall’esame paleontologico sullo scheletro è emerso che il suo cranio potrebbe essere compatibile con quelli tipici della popolazione francese del periodo. Ma questa è solo una delle coincidenze”.

Ve ne sono altre?

“Se le si cerca, le coincidenze vengono sempre fuori. Per esempio tra i cavalieri della Tavola Rotonda ce n’era uno che si chiamava Galvano, nome molto simile a quello di San Galgano. Oppure, ne esiste una legata al luogo in cui si trova la spada. A Rocamadur, in Francia, esiste un santuario con una spada che è stata sostituita due volte dal ‘700 in poi. All’inizio si pensava che fosse un falso, invece sembra che risalga anche quella al 1200. Ebbene: Eleonora d’Aquitania si recò in pellegrinaggio a Rocamadur. La cosa più strana? L’unico luogo in cui si trova una chiesa dedicata a Santa Maria di Rocamadore è proprio in Italia, a circa 30 km da Chiusdino”.

Ipotesi affascinanti. Ma cosa si potrebbe fare per fare chiarezza su tutti questi dubbi e misteri che circondano la spada nella roccia di San Galgano?

“Prima di tutto, si potrebbero fare nuovi accertamenti sulla spada, il cui stile a un primo esame è proprio quello dell’epoca. Ma tramite analisi metallografiche si potrebbe stabilire se è stata forgiata in Toscana oppure importata dalla Francia. Inoltre si potrebbe fare una radiografia, per scoprire se sulla lama ci sono iscrizioni, tipiche per l’epoca, che potrebbero aiutarci a saperne di più su questo manufatto. Poi ci sono tanti studiosi che ancora aspettano di poter esaminare gli atti della canonizzazione di San Galgano, dai quali sicuramente potrebbe venir fuori qualcosa di interessante. Infine si potrebbe fare uno scavo archeologico, per accertare se nel sottosuolo della Rotonda sono conservati i resti del corpo di San Galgano. Insomma, come vede di cose da fare ce ne sarebbero tante. Bisognerebbe solo iniziare”.

L'abbazia di San Galgano
L’abbazia di San Galgano
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Simone Scalaberni